CronacaPenalePoliticaTopnews

Niente europee per Berlusconi: Cassazione conferma interdizione

berlusconiConfermata l’interdizione a due anni dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi. Dopo cinque ore di camera di Consiglio la quinta sezione penale della Cassazione presieduta da Claudia Squassoni, ha rigettato il ricorso presentato dai legali dell’ex premier relativamente alla pena accessoria inflitta nell’ambito del processo Mediaset sui diritti tv, contestualmente alla condanna in via definitiva a quattro anni di reclusione per frode fiscale. Con la pena divenuta esecutiva il leader di Forza Italia non potrà dunque candidarsi alle elezioni Europee.

I Supremi giudici giudcando “irrilevanti” le questioni di costituzionalità avanzate dai legali di Berlusconi, hanno quindi accolto la linea del sostituto procuratore generale della Cassazione Aldo Policastro che aveva sollecitato il rigetto del ricorso della difesa di Berlusconi.
REQUISITORIA – In particolare, nella breve requisitoria, il pg di Cassazione, chiedendo la conferma della sentenza della Corte d’Appello di Milano del 19 ottobre 2013, ha sostenuto che i giudici di merito hanno “congruamente e in modo logico fissato la pena accessoria in due anni”. La pubblica accusa di piazza Cavour ha definito le questioni sollevate dalla difesa di Silvio Berlusconi “irrilevanti” e “manifestamente infondate”. Nel dettaglio, il pg Policastro ha spiegato che “la realtà che ci consegna la sentenza passata in giudicato è assolutamente insuperabile. La quantificazione della pena – ha aggiunto il pg – è stata motivata in sede di merito quindi è insindacabile”. Nel conteggio della pena accessoria, Policastro ha fatto notare che “si deve tenere conto della condotta così come è stata accertata e la condotta – ha sottolineato – è interamente ascrivibile a Berlusconi”.

LA DIFESA – Le strade che secondo la difesa di Silvio Berlusconi dovrebbe intraprendere la Cassazione sono: trasferire gli atti a Strasburgo oppure inviare gli atti alla Corte Costituzionale o disporre un nuovo processo d’Appello. In particolare, gli avvocati Franco Coppi e Niccolò Ghedini, hanno consegnato alla Suprema corte una nota di udienza citando il recente verdetto della Corte di Strasburgo che, lo scorso 4 marzo, ha sancito che sono stati violati i diritti umani di Luigi Gabetti e Franzo Grande Stevens nell’ambito del processo Ifil-Exor in quanto sono stati giudicati e puniti due volte per lo stesso reato. Da qui la richiesta della difesa di Berlusconi di trasmettere gli atti alla Corte di Strasburgo (se la accogliessero il giudizio sarebbe sospeso) per vedere se la sanzione accessoria applicata a Berlusconi sia illegittimamente cumulabile con le sanzioni accessorie previste dalla legge Severino sulla incandidabilità. In questo caso, se la tesi fosse confermata, per dirla con Coppi si sarebbe violato il principio “del ne bis in idem” per cui non si può essere giudicati due volte per lo stesso reato.

L’altra strada indicata dalla difesa Berlusconi è il rinvio degli atti alla Consulta per presunti “profili di incostituzionalità” che non hanno consentito a Berlusconi di saldare il debito con l’erario. Debito che all’epoca dei fatti Berlusconi non ha potuto saldare visto che “non ricopriva nessuna carica né rappresentanza legale nella società”, ha spiegato Coppi. Terza strada che la Cassazione, a detta della difesa dell’ex premier, potrebbe seguire, è quella di disporre un ulteriore processo d’Appello per rideterminare al ribasso la pena accessoria. Il rinvio, secondo Ghedini e Coppi, si imporrebbe in quanto “la Corte d’Appello ha applicato un automatismo fuori dalla logica, considerando che poiché la pena per la frode fiscale è stata calcolata con una riduzione di un terzo, altrettanto si dovesse fare per la pena accessoria”. Per i legali di Berlusconi il nuovo giudizio d’Appello avrebbe “strabordato nel conteggio”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *