De Angelis (AIGA): «Tornare in udienza non è un capriccio: per noi è una questione di sopravvivenza»

L’11 giugno in piazza Montecitorio la manifestazione dei giovani avvocati contro lo stallo: «vogliamo attirare l’attenzione della politica su questa situazione assurda». Intervista de Il Dubbio ad Antonio De Angelis, presidente nazionale Aiga.


«Dalla ripartenza della Giustizia dipende la nostra sopravvivenza». A dirlo è Antonio De Angelis, presidente nazionale dell’Associazione italiana giovani avvocati, reduce dall’incontro con il Guardasigilli Alfonso Bonafede.

Il ministro si è dimostrato ottimista sulla possibilità di far ripartire i processi. La Giustizia può dunque ripartire?

La Giustizia deve ripartire. Il sistema è paralizzato. Dal ministro abbiamo avuto l’impegno a prendere in considerazione una serie di misure che possano consentire una vera ripartenza.

Quali garanzie avete chieste?

La priorità è il ritorno il più possibile in Tribunale, compatibilmente con le misure di sicurezza. Chiediamo, ad esempio, lo stop ai rinvii d’ufficio, che sono diffusissimi. Oggi noi riusciamo a svolgere circa il 15% delle udienze, vorremmo che la regola fosse lo svolgimento dell’udienza e il rinvio solo un’eccezione, non il contrario.

Questi mesi di stop come hanno inciso sui giovani avvocati?

Hanno inciso fortemente, perché soprattutto per quelli che si trovano agli inizi della professione le conseguenze sono state particolarmente gravi. Il rischio è veder sparire tutta una generazione di giovani avvocati, che sono coloro che si sono approcciati alla professione da poco o stanno per farlo. Al di là del bonus di 600 euro, non è stata prevista nessuna forma di tutela per i giovani professionisti. Addirittura sono state registrate delle esclusioni, come quella di poter accedere ai finanziamenti a fondo perduto. Il governo lo ha consentito ad altre categorie professionali, mentre per i professionisti iscritti alle casse di previdenza private è stata espressamente esclusa questa possibilità. Quando invece la possibilità di accedervi sarebbe stata utile per avviare o rilanciare la professione.

I ministri Catalfo e Gualtieri hanno però ora garantito il bonus per il mese d’aprile con il decreto interministeriale…

Noi il bonus di aprile lo vediamo, per carità, con favore, ma registriamo che a differenza di altre categorie non è stato previsto nessun aumento, come invece originariamente immaginato. Inoltre il bonus di aprile viene previsto a giugno, con netto ritardo rispetto all’erogazione del primo bonus. Come pensano possa sopravvivere chi aveva bisogno di questo aiuto? Come ho detto al ministro, per molti è una questione di sopravvivenza.

La giustizia ha anche vissuto una guerra “interna”, con i cancellieri schierati, in alcuni casi, contro gli avvocati e i sindacati agguerriti al loro fianco… Lamentavano che gli avvocati volessero tornare in udienza per esigenze economiche, perché così potevano guadagnare. Non è così: noi vogliamo tornare in udienza perché vogliamo tornare a fare il nostro lavoro nel nostro luogo naturale. Ma anche qualora ci fosse dietro anche un interesse economico, per molti si tratta di sopravvivenza, ovvero porta- re il pane a casa.

Sia Bonafede sia il presidente del Consiglio hanno spiegato, in questi giorni, che dal rilancio della Giustizia dipende il rilancio del Paese. Crede che queste enunciazioni di principio avranno un seguito?

In concreto non sono state attuate misure di rilancio. Noi abbiamo lamentato che la scelta di affidare tutte le responsabilità per le linee guida ai capi degli uffici è stata sbagliata. E abbiamo chiesto al governo un impegno politico serio affinché possa davvero intervenire su questo enorme numero di protocolli che vengono diffusi, per esempio, cercando di dare delle linee uniformi.

Ma è possibile che tutti i tribunali seguano le stesse regole?

Secondo noi è possibile, è possibile dare delle linee guida uniformi, dal momento che nella stragrande maggioranza dei tribunali italiani si può accedere nel rispetto delle misure di sicurezza. Si può andare al bar, si può andare nei musei, si può andare al mare e tra qualche giorno anche nelle discoteche, non capisco perché non si possa entrare in un tribunale. Misurateci la febbre, fateci stare a distanza, ma fateci lavorare.

È fiducioso sul futuro della Giustizia?

Rimango molto sul chi va là. Per l’ 11 giugno abbiamo organizzato una manifestazione a Montecitorio, perché riteniamo sia necessario attirare l’attenzione della politica su questa situazione di stallo assurda. Vogliamo cercare di far sentire la nostra voce per un’effettiva ripartenza della Giustizia.


Fonte: Il Dubbio: https://www.ildubbio.news/2020/06/07/tornare-udienza-non-e-un-capriccio-per-noi-e-una-questione-di-sopravvivenza/

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