GLI ARDITI DEL POPOLO

di Pancrazio Caponetto – Gli arditi erano i reparti d’assalto della fanteria dell’esercito italiano, costituiti nel 1917, nel corso della Prima guerra mondiale. Essi furono protagonisti sui campi di battaglia di imprese nelle quali si segnalarono per coraggio e determinazione, guadagnando circa tremila riconoscimenti ufficiali , tra i quali 20 medaglie d’oro al valor militare. Dopo la fine della guerra molti ex arditi parteciparono alla spedizione fiumana ( 1919 ), guidati da Gabriele D’Annunzio. Tra questi è da ricordare il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris.

Nel primo dopoguerra maturò anche un percorso di avvicinamento tra arditismo e futurismo. L’ex ardito Mario Carli era stato tra i fondatori della rivista “Roma futurista”, dove aveva pubblicato un appello agli arditi ,” A me, fiammme nere”, ( sull’uniforme degli arditi vi erano mostrine di colore nero a due punte, da cui il termine “fiamme nere” ) stabilendo un parallelo tra l’ardito in guerra e il futurista in pace. Nel novembre 1918, Carli fondò l’Associazione arditi d’italia, che pubblicava un proprio settimanale ” L’ardito” e contava, pare, circa diecimila aderenti . ” Gli arditi – ha scritto lo storico Renzo De Felice, nel suo Mussolini il rivoluzionario – costituivano…un ragguppamento piuttosto eterogeneo dal punto di vista dell’origine sociale e della cultura. Socialmente provenivano da quasi tutte le classi sociali… culturalmente, salvo rare eccezioni, il loro livello era molto basso. L’unico vero denominatore dell’arditismo era il coraggio fisico, il disprezzo della morte, l’insofferenza per la disciplina e per la morale comune dell’ordine, del rispetto ad ogni autorità, ecc. e una sorta di individualismo anarchicheggiante.”

Tra il 1919 e il 1920 molti arditi simpatizzarono per i fasci di combattimento, fondati da Benito Mussolini in quanto la sua difesa del combattentismo e della “vittoria”e il suo programma sociale e politico, inizialmente di sinistra, ben si adattavano alle loro aspirazioni. L’unità dell’arditismo andò in crisi quando i fasci di combattimento si allontanarono progressivamente dal loro programma più radicale e quando si consumò la rottura tra D’Annunzio e Mussolini, dopo che quest’ultimo si era accordato con Giolitti per liquidare l’impresa fiumana. L’Associazione degli arditi, pertanto, si spaccò in due tronconi: uno dichiaratamente fascista e uno a carattere dannunziano. Questo secondo gruppo confluirà in parte nel sindacalismo rivoluzionario di De Ambris, in parte si sposterà su posizioni anarco-comuniste, dando vita anche a una rivista “L’ardito rosso”. Intanto a Roma, il 22 giugno 1921, un gruppo di arditi, guidati dall’ex tenente Argo Secondari ( di tendenza anarchica ), in contatto anche con elementi repubblicani, socialisti e comunisti, fondò l’Associazione degli arditi del popolo, movimento di difesa armata proletaria contro le violenze fasciste.

Tra l’autunno del 1920 e la primavera del 1921,era iniziato il processo che avrebbe portato il fascismo alla marcia su Roma e all’instaurazione del regime. Nasce il fascismo agrario, ” apertamente e violentemente reazionario” ( Giorgio Candeloro, Storia dell’Italia moderna ), si scatena la reazione squadristica contro il Partito Socialista e contro le organizzazioni operaie e contadine di sinistra. Esso si diffonde prima nell’Emilia, poi nelle zone di bassa pianura del Veneto, della Lombardia e del Piemonte, infine in Toscana, in Umbria e nelle Puglie.

Di fronte a questa situazione i neonati arditi del popolo prendono una netta posizione. Ecco le parole di Argo Secondari: ” Fino a quando i fascisti assassineranno i fratelli operai, fino a quando continueranno la guerra fratricida, gli arditi d ‘Italia non potranno con loro avere nulla in comune.Un solco profondo di sangue e materie fumanti divide fascisti e arditi.”

In tempi brevi gli arditi del popolo raccolsero molte adesioni. Secondo informazioni della questura di Roma, il movimento contava già 800 iscritti all’8 luglio 1921 ed era esteso in varie regioni: Liguria, Emilia, Toscana e Lazio ( zona dei castelli romani ). Esso era organizzato in tre compagnie ( La Temeraria, la Dannata e la Folgore ). Gli arditi del popolo assorbirono e coordinarono presistenti organizzazioni antifasciste, tra queste gli Arditi rossi, i gruppi rivoluzionari d’azione, le squadre d’azione antifascista.

I partiti della sinistra ebbero nei confronti degli arditi del popolo “un atteggiamento cauto e contraddittorio” ( Renzo De Felice, Mussolini il fascista ). Il sostegno maggiore venne dalla sinistra repubblicana e anarchica. In un articolo pubblicato su “Il seme”, settimanale livornese dell’Unione Anarchica Italiana, si legge: ” Gli arditi del popolo, sorti dalla fraterna riconciliazione dei rivoluzionari romani, sono sangue del nostro sangue e carne della nostra carne. Dobbiamo aiutarli, incoraggiarli, imitarli.”

Ambiguo ed equivoco fu invece l’atteggiamento di socialisti e comunisti. I primi quando firmarono nell’agosto 1921, il Patto di pacificazione con i fascisti, presero le distanza dagli arditi, che mantenevano una posizione di rifiuto intransigente del fascismo.I secondi, dopo aver inizialmente aderito al movimento, se ne distaccarono e il Comitato esecutivo del Partito Comunista d’Italia vietò agli iscritti di farne parte ritenendolo un movimento legato a “interessi borghesi”.

Nella seconda metà del 1921 e nei primi mesi del 1922, gli arditi del popolo furono impegnati in conflitti con i fascisti, sia per difendere manifestazioni e organizzazioni operaie, sia con azioni offensive. ” Le clamorose batoste subite dai fascisti a Viterbo, Sarzana, Ravenna, Roma, Piombino, Civitavecchia, Bari dimostrarono che l’opposizione antifascista poteva respingere con le armi ma, soprattutto con un’adeguata organizzazione delle proprie forze e una larga partecipazione popolare, i piani offensivi anche di migliaia di squadristi armati ed equipaggiati di tutto punto…clamorosamente favoriti da carabinieri, guardie regie e reparti dell’esercito…” ( Marco Rossi, Il primo antifascismo: anarchici e arditi del popolo, in AA.VV. La resistenza sconosciuta ).

La più significativa vittoria degli arditi del popolo contro le squadre fasciste, fu senz’altro quella di Parma dell’agosto 1922. In quell’occasione gli arditi, sostenuti dai sindacalisti rivoluzionari, tennero testa a migliaia di squadristi, dotati di armi da guerra e guidati dal ras Italo Balbo.

Tuttavia quella di Parma fu l’ultima importante vittoria degli arditi. Dopo qualche mese, come è noto, il fascismo conquistava il potere con la marcia su Roma.Già da qualche tempo,il movimento aveva iniziato la sua fase discendente, subendo i colpi delle squadre fasciste e l’azione repressiva ordinata dal governo di Ivanoe Bonomi, con arresti e sequestri di armi. A queste difficoltà si aggiunsero le dimissioni del comandante Secondari per divergenze con il repubblicano Vincenzo Baldazzi e col deputato Mingrino, direttore dell’organo del movimento ” L’ardito del popolo “. Si arriverà poi allo scioglimento del direttorio nazionale imposto dal Prefetto di Roma. Da quel momento sopravviveranno solo nuclei clandestini scollegati tra loro.

La breve storia degli arditi del popolo è stata, ha scritto Paolo Spriano nel primo volume della Storia del Partito comunista, ” una meteora nel cielo incandescente della guerra civile.” E ha aggiunto: ” la loro storia è per piu versi sintomatica del dramma del movimento operaio italiano nel primo dopoguerra, forse la grande occasione mancata dell’antifascismo militante prima della marcia su Roma.”

Il movimento operaio italiano, infatti, si presenta, di fronte all’ascesa impetuosa del fascismo, diviso, frammenato, indebolito. Lo stesso clima si vive nei rapporti tra arditi del popolo e partiti proletari. Il mancato sostegno di questi ultimi agli arditi fu, ha scritto ancora Spriano, “uno straordinario errore”. I partiti proletari , egli continua, furono ” accecati dal settarismo, da pregiudiziali dottrinarie, da piccoli calcoli politici, da diffidenza sospettosa per tutto ciò che non proviene dalle organizzazioni istituzionalizzate nello schieramento operaio.”

Non sappiamo cosa sarebbe accaduto se si fosse realizzata un’unità d’azione contro il fascismo fra arditi del popolo e partiti proletari, sappiamo però che la storia degli arditi” rossi” rimane come una pagina importante dell’antifascismo più determinato e intransigente.


Tutti gli articoli del Prof. Pancrazio Caponetto

© Litis.it – 7 Giugno 2020 – Riproduzione riservata


Litis offre un servizio gratuito. Aiutaci con una donazione libera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *