Libri pirata nell’Italia degli anni ’70

di Pancrazio Caponetto -” Nel linguaggio di chi commercia in cultura questo libro è un’edizione pirata: abbiamo infatti copiato un libro normalmente distribuito in libreria e lo vendiamo a un prezzo che è un terzo di quello della prima edizione. Questo perchè pensiamo che un libro importantissimo come questo debba circolare anche fra le compagne che non possono e non vogliono spendere tremila lire per 180 pagine scritte larghissime. Niente scuse agli editori quindi. “


Con questo testo contenuto nel volume Le streghe siamo noi di Barbara Ehrenreich, pubblicato nel 1976, l’agenzia di controinformazione Stampa alternativa, rivendicava la pratica e la teoria della pirateria libraria.

Possiamo dire che fin dalle origini della stampa si manifestarono fenomeni di editoria illegale , come falsi e libri pirata. Tra il 1533 e il 1544 circolarono 27 edizioni pirata dell’ Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Anche altri classici della letteratura e del pensiero ebbero edizioni abusive. Il Contratto sociale di J.J. Rousseau, pubblicato in edizione originale nel 1762, ebbe11 edizioni pirata nello stesso anno e due nel 1763, tutte, tranne una, col luogo di stampa falso. Un trentina, invece, le edizioni pirata del Werther capolavoro di J. W. Goethe. Nell’età dell’illuminismo falsi o anonimi sono molti dei testi dei liberi pensatori impegnati nella lotta contro i poteri della monarchia e della Chiesa.

Nell’Ottocento diversi paesi europei emanarono legislazioni per l’istituzione del copyright o diritto d’autore e ciò contribuì a frenare il fenomeno dell’editoria illegale, ma non a cancellarlo del tutto.

Negli anni ’60 e ’70 del Novecento l’Underground Press Syndicate, un’organizzazione della stampa alternativa pubblicava centinaia di giornali “underground” tra New York, Londra, Los Angeles e Tokyo, rifiutando il copyright.

Anche l’ Internazionale situazionista, movimento politico e artistico con radici nel marxismo, nell’anarchismo e nelle avanguardie artistiche dell’inizio del Novecento, nato nel 1957 e attivo fino al 1972, rigettò il concetto di copyright, concedendo la possibilità di riprodurre i propri testi senza alcun limite.

In Italia durante la seconda guerra mondiale e la Resistenza, assistiamo a una vera fioritura della stampa clandestina. Questo fenomeno viene meno con la fine della guerra, per riemergere poi nella seconda metà degli anni ’60, quando l’edizione pirata del romanzo erotico Emmanuelle ottiene un clamoroso successo.

Nel decennio successivo, come ha scritto Duccio Dogheria nel suo Pirati e falsi editoriali nell ‘Italia degli anni ’70,: ” alla pirateria puramente commerciale si affianca quella squisitamente politica, legata ai moti di contestazione post-sessantotteschi e più specificatamente a quei festosi quanto informali movimenti libertari e controculturali che divamparono lungo il corso del decennio, fino alla metà degli anni Ottanta”.

Al lavoro di Dogheria, pubblicato nel 2018, dobbiamo un approfondito studio della pirateria editoriale degli anni ’70,finalizzata alla lotta politica. Il suo testo si aggiunge a I fiori di Gutenberg, analisi e prospettive dell’editoria alternativa, marginale e pirata in Italia e Europa, uscito nel 1979, a cura di Pasquale Alferj e Giacomo Mazzone.

Nelle due opere troviamo un elenco e un’analisi delle principali edizioni pirata uscite in quegli anni in Italia. Vediamone alcune.

La produzione di libri pirata politici in Italia si apre nel 1972 con Materialismo dialettico e psicoanalisi di Wilhelm Reich, pubblicato dalle edizioni underground di Catania. Reich ( 1897 – 1957 ) allievo di Sigmund Freud divenne noto per i suoi studi sul ruolo sociale della sessualità e per il tentativo di conciliare psicoanalisi e marxismo. Il suo Materialismo dialettico e psicoanalisi risale al 1929 e venne tradotto in Italia solo nel 1966. L’edizione pirata del 1972 uscì, come scrivono Alferj e Mazzone, ai danni della casa editrice Sugarco di Milano, che aveva pubblicato tutte le opere di Reich e ne deteneva i diritti d’autore.

Nel 1973 e nel 1974 escono due opere di Raoul Vaneigem: Trattato del saper vivere ad uso delle giovani generazioni e Terrorismo o rivoluzione. Vaneigem, filosofo e scrittore belga, fu uno dei principali esponenti della Internazionale situazionista. Il Trattato del saper vivere ( 1967 ) la sua opera più importante, fu uno dei libri più letti durante la contestazione giovanile del 1968 . Terrorismo o rivoluzione ( 1972 ) uscì ( in un opuscolo ciclostilato di 800 copie ), a cura di due riviste underground: ” Il buco” di Putigliano e “Puzz” di Milano poco dopo la sua pubblicazione ufficiale con la casa editrice Arcana. Il testo è una critica radicale del capitalismo fondato sulla merce, sulla ricerca del profitto, sul consumismo. A questa realtà Vaneigem oppone una società organizzata in comunità autogestite dove l’uomo possa ritrovare il senso della vita e della vera felicità.

In realtà per le opere di Vaneigem non si può parlare propriamente di edizioni pirata in quanto egli era contrario al copyright e i suoi testi sono di pubblico dominio. Le sue pubblicazioni recano la seguente frase: “Poiché persistiamo nella nostra inimicizia verso le regole della proprietà, ancorché intellettuale, questo testo non è sottoposto ad alcun copyright, sicché è riproducibile ovunque, anche senza citare la fonte.”

Altra edizione pirata pubblicata nel 1974 e riconducibile all’ ambiente dell’internazionale situazionista è La società dello spettacolo del filosofo e scrittore francese Guy Debord ( 1931 – 1994 ). Nella sua opera pubblicata nel 1967, egli sosteneva che il sistema capitalistico stava creando una società in cui gli uomini diventavano solo spettatori passivi di immagini diffuse dal potere che legittimavano il sistema dominante e falsificavano completamente la realtà.

La prima edizione italiana del volume di Debord fu curata nel 1968 dalla casa editrice De Donato, ma venne disconosciuta dall’autore che la giudicò ” mostruosa ” per la pessima la traduzione. L’edizione non autorizzata del 1974 è totalmente priva di dati editoriali, ma propone una nuova traduzione della più famosa opera di Debord.
Talvolta le edizioni pirata contribuivano a colmare lacune o a riparare errori presenti in quelle ufficiali. E’ il caso di Minima immoralia, aforismi tralasciati nell’edizione italiana( Einaudi,1954 ), opera pubblicata nel 1976 da “L’erba voglio”, casa editrice milanese, organo di diffusione di alcune delle esperienze controculturali più importanti degli anni ’70. Il testo del ’76 presenta i 38 aforismi tralasciati e i 6 parzialmente tradotti nell’edizione ufficiale dei Minima moralia opera del filosofo tedesco Theodor W. Adorno, pubblicata dalla Einaudi nel 1954. Ecco come “L’erba voglio” presentava la sua edizione pirata: “Per la sinistra intellettuale degli ultimi vent’anni, i Minima moralia di Adorno sono stati, di volta in volta: un testo teorico da attraversare; una guida per la modernità; un breviario morale; e forse anche l’ultimo libro. Ma questo libro, nella sua edizione italiana (Einaudi, 1954), era un altro: mutilato, privato delle sue antenne più inquietanti e sensibili, messo in ordine. Queste parti amputate, e ancora vive come tentacoli appena recisi, sono qui presentate integralmente per la prima volta in italiano”.

Nel 1978 esce un’altra edizione pirata : La morte della famiglia dello psichiatra sudafricano David Cooper. Cooper ( 1931 – 1986 ) considerava la famiglia tradizionale la prima fonte di oppressione nella società ( insieme a Scuola, Chiesa e Stato ), in quanto obbligando l’uomo all’accettazione di modelli convenzionali, di struggeva la libertà e l’individualità. L’opera di Cooper, uscita a Londra nel 1971, venne pubblicata in Italia nel 1972 dalla casa editrice Einaudi. L’edizione pirata del 1978 riprende la traduzione della Einaudi, ma abbatte i costi riducendo il corpo dei caratteri e pubblicando così un testo di 43 pagine (il volume della Einaudi ne contava 145 ) venduto a un prezzo che è la metà della edizione ufficiale.

Siamo ancora nel 1978, altra edizione pirata: Le porte della percezione dello scrittore inglese Aldous Huxley. Il volume, comprendente anche Paradiso e inferno, scritto da Huxley qualche anno dopo, fu curato dalla casa editrice ferrarese ” La grande bevuta”. In queste opere del 1954 e del 1956 ,Huxley analizza ampiamente gli effetti sull’uomo di droghe come mescalina e LSD che egli aveva sperimentato su sè stesso. La prima edizione italiana di questi scritti di Huxley uscì nel 1958 presso la casa editrice Mondadori. Il lavoro de ” La grande bevuta” pur presentando l’indicazione “stampato in proprio”, va però ricondotto, secondo Duccio Dogheria, all’entourage di Stampa Alternativa, agenzia di controinformazione nata a Roma nel 1970 ( numerose le pubblicazioni su problemi scottanti: droga, aborto, obiezione di coscienz a) e divenuta nel 1978, casa editrice.

Ultimo libro pirata di cui ci occupiamo è Del terrorismo e dello Stato. La teoria e la pratica del terrorismo per la prima volta divulgate, un’autoedizione del 1979 di Gianfranco Sanguinetti. Sanguinetti già membro dell’Internazionale situazionista, aveva scritto il testo Rimedio a tutto cedendo alla casa editrice Mondadori i diritti d’autore. Del terrorismo e dello Stato era il decimo capitolo di quell’opera e sosteneva lo stretto legame tra Stato e terrorismo ( l’organizzazione armata Brigate Rosse veniva definita “una delle molteplici appendici armate” dello Stato, in sostanza uno strumento dei servizi segreti ). La Mondadori si rifiutava di pubblicare il libro ( “Quando …i solerti dirigenti di questa rinomata Casa ebbero a leggere il manoscritto definitivo, ne furono letteralmente terrorizzati “, scriverà Sanguinetti nell’introduzione alla sua autoedizione ) e a quel punto l’autore provvide con un’edizione pirata in proprio. L’edizione si esaurì in poco tempo tanto che l’anno dopo ne fu pubblicata una seconda con l’aggiunta di 20 pagine. Altre edizioni comparvero in Francia e in diversi paesi europei.

Ha scritto Duccio Dogheria: “la questione del copyright e della libera circolazione del sapere e della cultura in tutte le sue forme è oggi come allora quanto mai attuale: lo era negli anni Settanta con le autoedizioni, lo era negli anni Novanta con il Cyberpunk,…; lo è senz’altro oggi, con il proliferare di siti corsari che permettono il download fraudolento di musica, film e perfino informazioni top secret. “

Insomma la pirateria editoriale degli anni ’70 ha indicato una direzione nel cammino verso la democratizzazione della cultura. Questa pratica editoriale clandestina non aveva fini di lucro ai danni degli autori, ma puntava a diffondere opere considerate importanti dal punto di vista politico, vendute dalle case edtrici ufficiali a prezzi considerati troppo alti per il pubblico interessato. Inoltre, come si è visto nei casi delle opere di Guy Debord e Theodor W. Adorno, la pirateria editoriale anni ’70 spesso proponeva migliori traduzioni dei libri o rimediava alle lacune presenti nelle edizioni ufficiali tornando all’integrità dei testi originali.

Spesso le tesi diffuse dai libri pirata degli anni ’70 erano radicali, eccessive ( vedi le riflessioni di Sanguinetti sul terrorismo o quelle di Cooper sulla famiglia ) ma rimane la straordinaria vivacità intellettuale, il vigore nella lotta politica che caratterizzarono tutta una stagione della storia d’Italia.

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Pancrazio Caponetto


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