25 aprile 2015: Settantesimo anniversario della Lberazione

downloadIl prossimo 25 aprile sarà il settantesimo anniversario della liberazione dell’Italia dal fascismo e dall’occupazione nazista. In vista di questa ricorrenza è utile una riflessione alla luce di alcuni studi storici sul tema. Penso che si debba partire dal libro dello storico Claudio Pavone: LA GUERRA CIVILE, SAGGIO STORICO SULLA MORALITA’ NELLA RESISTENZA, pubblicato nel 1991.

Nel suo volume Pavone individuava nella lotta partigiana, la presenza e talvolta il conflitto di tre diversi tipi di guerra:

1) Guerra di liberazione. Condotta per liberare l’Italia dai tedeschi occupanti. Un conflitto che si può considerare come un secondo Risorgimento, una guerra patriottica per la libertà della nazione.

2) Guerra civile. Combattuta da italiani antifascisti contro italiani che avevano aderito alla repubblica Sociale italiana, dopo il crollo del regime fascista.

3) Guerra di classe. Condotta da formazioni partigiane che puntavano ad abbattere il fascismo e il nazismo, considerati strumenti del capitalismo, e a costruire una nuova società socialista.

Come si può capire il saggio di Pavone ci mostra la Resistenza come un fenomeno complesso, con diverse “anime”, diversi orientamenti politici. C’erano le brigate badogliane, composte da ex soldati dell’esercito regio, che prendevano il nome dal Maresciallo Badoglio che fu capo del Governo, dopo la destituzione di Mussolini, dal 25 luglio del ’43 fino al giugno del ’44. Non erano legate a partiti politici, ma erano fedeli alla monarchia e avevano come obiettivo la liberazione dell’Italia dai tedeschi e la fine del regime fascista. Vi erano poi le formazioni partigiane politicizzate, dirette da vari partiti politici che si proponevano non solo di cacciare i tedeschi, ma anche di sostituire il regime fascista e la monarchia con un nuovo Stato repubblicano e democratico o socialista. Formazioni politicizzate erano le Brigate Garibaldi, legate al partito Comunista; le Brigate Matteotti guidate dai socialisti e le Brigate di Giustizia e libertà del Partito d’Azione, di orientamento liberalsocialista. Vi erano anche formazioni cattoliche e anarchiche, come il Battaglione Gino Lucetti.

Certo le attività della resistenza erano coordinate da un organismo unitario, il Comitato di Liberazione Nazionale, composto dai principali partiti politici italiani, ma ciò non impedì contrasti e scontri tra le varie formazioni partigiane.
Vi furono episodi di non collaborazione fra le brigate e anche di mancato appoggio nei casi di rastrellamenti da parte nazista. Le rivalità erano alimentate anche dagli angloamericani che appoggiavano con i loro lanci aerei di armi, soprattutto le brigate badogliane, monarchiche considerate più moderate e guardavano con diffidenza alle formazioni socialiste e comuniste. Ma l’episodio più clamoroso fu l’eccidio di Porzus, località del Friuli, dove nel febbraio 1945, partigiani della brigata Osoppo, cattolici e laici, furono uccisi da partigiani comunisti a seguito di divergenze politico-ideologiche.

Altro testo che offre notevoli spunti di riflessione è ROSSO E NERO, libro-intervista dello storico Renzo De Felice, pubblicato nel 1995. Non è possibile considerare la Resistenza un movimento popolare di massa, ha sostenuto, tra le altre cose, De Felice nel suo libro e questa tesi ha acceso dibattiti e polemiche. De Felice ha dichiarato: ” All’indomani dell’8 settembre ci fu, tra la maggioranza degli italiani, un atteggiamento di sostanziale estraneità, se non di rifiuto, sia nei confronti della RSI che della Resistenza. Nonostante il distacco dal fascismo, l’ostilità e financo l’odio per il nazista invasore non fecero scattare la scelta alternativa di schierarsi con il movimento partigiano. La ragione ultima è che non si trattò di un atteggiamento politico: primum vivere fu l’imperativo interiore della gente. Sparire, rinchiudersi nel proprio guscio non compromettersi con nessuna delle parti in lotta,..”

La tesi centrale del libro-intervista di De Felice è stata respinta dagli storici che difendevano tenacemente l’idea della Resistenza come movimento popolare di massa. Su questo punto dibattuto la posizione più equilibrata sembra quella dello storico Giorgio Candeloro. Nel decimo volume della sua STORIA DELL’ITALIA MODERNA, egli ha ricordato che quello partigiano era un piccolo esercito, sparso su un territorio di 100.000 KM quadrati con circa venti milioni di abitanti. Però se si tiene conto dei numerosi resistenti disarmati, delle staffette,degli addetti ai servizi di informazione, delle squadre che difendevano le fabbriche, di coloro i quali diffondevano la stampa clandestina e di uomini e donne che rifornivano i partigiani, si deve affermare che “la Resistenza coinvolgeva sì soltanto una minoranza, ma che questa era tanto numerosa da assumere il carattere di un movimento di massa, soprattutto in alcune zone.”

E’ sempre Candeloro che ci aiuta a fare un bilancio della Resistenza in Italia. Dal punto di vista dell’esperienza bellica, egli ricorda che l’elemento decisivo per il crollo del dominio militare nazista e fascista nell’Italia Settentrionale, fu l’offensiva degli angloamericani che travolse la Linea Gotica, baluardo difensivo dell’esercito tedesco e rese possibile l’insurrezione partigiana del 25 aprile del 1945. I partigiani privi di armamento pesante e dotati in modo insufficiente di armamento leggero non sarebbero riusciti da soli ad intaccare il dominio tedesco e fascista. Non si deve dimenticare, inoltre che le vittorie dell’Unione Sovietica e degli alleati in Germania avevano indebolito le truppe tedesche in Italia. Quindi l’insurrezione del 25 aprile fu un episodio nel quadro degli avvenimenti conclusivi della seconda guerra mondiale in Europa. Episodio che ebbe però un notevole significato nella storia d’ Italia : la resistenza e in particolare l’insurrezione di aprile – scrive Candeloro – ” ebbe una base di massa che, se non fu maggioritaria, fu certo di gran lunga più numerosa di quella che un secolo prima aveva voluto o saputo raccogliere il movimento nazionale del Risorgimento. In questo senso si può ripetere che la Resistenza fu un fenomeno nuovo nella storia d’Italia e si può affermare che essa resta un elemento essenziale che ha reso possibile la fondazione della Repubblica democratica in Italia. “

Pertanto è necessario ricordare e riflettere sulla Resistenza per avere sempre ben presenti, in tempi politicamente difficili, le radici della nostra libertà, della nostra Costituzione e della nostra Repubblica.

Prof. Pancrazio Caponetto


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