Don Riccardo Seppia respinge le accuse: Mai indotto minori a prostituirsi

Genova, 4 giu. (TMNews) – E’ durato due ore nel carcere genovese di Marassi il nuovo interrogatorio di garanzia di don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente accusato di tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile e offerta di sostanze stupefacenti. Durante l’interrogatorio davanti al gip di Genova, Annalisa Giacalone, che nei giorni scorsi ha emesso una seconda ordinanza di custodia cautelare nei confronti del sacerdote, Don Seppia, che è attualmente detenuto nel carcere di Sanremo, avrebbe spiegato di aver desistito dall’intento di avere un rapporto sessuale a pagamento con un 17enne albanese e avrebbe inoltre negato di aver ceduto droga a minorenni. “E’ stato un interrogatorio di garanzia per la nuova ordinanza che non contiene elementi di sostanziale novità ma è semplicemente la riedizione di quella di Milano, dalla quale sono venuti meno alcuni capi di imputazione”, ha sottolineato l’avvocato difensore del sacerdote, Paolo Bonanni.

Secondo il legale, sarebbe venuta meno, in particolare, l’accusa relativa alla violenza sessuale consumata nei confronti di un chierichetto minorenne. “Quello che ha fatto – ha affermato Bonanni – è avergli messo un mano sul ginocchio e un braccio dietro alla spalla, senza volere manifestare interesse sessuale ma soltanto affetto”. L’avvocato difensore del parroco genovese ha poi precisato che “viene meno anche l’induzione alla prostituzione di un minore perché si è verificato che il soggetto era maggiorenne mentre – ha proseguito Bonanni – è stato aggiunto il capo di imputazione relativo alla tentata induzione alla prostituzione di un altro soggetto di 17 anni, per il quale l’indagato ha fornito un sufficiente chiarimento, affermando di aver desistito dall’azione, di essersi fermato per timore e per vergogna”.

Questa tesi, secondo il legale, sarebbe confermata da una telefonata tra il sacerdote ed Emanuele Alfano, l’ex seminarista finito in manette, a cui don Seppia avrebbe confidato di avere avuto paura e di avere quindi rinunciato al suo intento. Il parroco genovese “ha inoltre smentito categoricamente di aver mai offerto sostanze stupefacenti a terzi -ha detto Bonnani- in quanto non ne disponeva in quel momento”. “Si trattava – ha affermato il legale – di messaggi che ha inviato a vari soggetti, contenenti deliri personali e frasi del tipo ‘Ti piace la cocaina?’, che però non avevano alcuna attinenza con la realtà”.

Bonanni ha infatti spiegato che in cinque occasioni, tra dicembre e marzo, don Seppia, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, avrebbe mandato decine di messaggi che secondo il legale sarebbero deliranti e assolutamente privi di credibilità. L’avvocato difensore del sacerdote ha infine sottolineato che il suo assistito è lucido ma turbato e “si è reso conto degli errori morali e comportamentali che ha commesso ma si ritiene assolutamente immune da ogni tipo di comportamento penalmente rilevante”.


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