Umberto Cosmo, un mite francescano

di Pancrazio Caponetto – “Studiò e celebrò Dante per la consonanza che gli parve di sentire nel suo spirito con Lui; studiò e celebrò S. Francesco per l’amore che con Lui portò agli uomini e a tutte le creature. Non fece mai del male ad altri, e soprattutto cercò, se potè, di fare del bene a coloro che gli fecero o tentarono di fargli del male.”

Così Umberto Cosmo, in una lettera del 1931, indirizzata all’amico Piero Sraffa, ricordava le sue passioni di studioso e le sorgenti della religiosità cristiana alle quali si ispirò sempre il suo pensiero. Egli era nato a Vittorio Veneto ( Treviso ), il 5 giugno 1868. Dal padre Domenico derivò l’ interesse per lo studio di Dante e dei dottori cristiani. La madre Angelina Cortuso, “anima francescana”, veniva da una famiglia di patrioti, cosa di cui il figlio fu sempre fiero.
Completati gli studi ginnasiali e liceali nel Seminario vescovile di Vittorio Veneto si iscrisse alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Padova. Qui fu attratto dall’insegnamento dei due massimi esponenti in campo filosofico-letterario del positivismo: Guido Mazzoni, allievo di Carducci e il filosofo Roberto Ardigò. Dal primo, Cosmo riprese il metodo teso a individuare gli stretti legami fra letteratura e contesto storico; dal secondo derivò la fiducia nella ragione, nella scienza e in quella “morale dei positivisti” ( titolo di un’opera di Ardigò ) che si fondava sulla socialità dell’uomo e sull’impegno per costruire nella comunità forme sempre più elevate di giustizia sociale.

A Padova, Cosmo subì il fascino anche di un altro insegnante, Luigi Luzzatti, Professore di Diritto costituzionale. ” Da Luzzatti – ha scritto Pier Paolo Brescacin, nel suo Umberto Cosmo e la pratica della libertà – Cosmo mutua il valore della libertà filosofica e religiosa senza alcuna restrizione, e come conseguenza – a mò di deduzione – il laicismo, cioè lo spirito di tolleranza, l’apertura ai diversi.”

Conclusi brillantemente, nel 1890,gli studi universitari con la laurea in Lettere ( tesi sull’amato Dante ), Cosmo si dedicò all’insegnamento dapprima nella scuola media di Sciacca,in Sicilia, quindi nel liceo “Dettori” di Cagliari, poi in quello di Terni, infine,nel 1898, si trasferì a Torino, tappa fondamentale della sua carriera. Qui insegnerà nei licei “Gioberti” e “D’Azeglio”e approderà, nel 1904, all’Università avendo conseguito la libera docenza in letteratura italiana. Sono questi, anni di studio ( inizierà a collaborare con importanti riviste letterarie, tra queste Il Giornale storico della letteratura italiana ) che gli consentiranno di intrecciare amicizia con prestigiosi intellettuali del tempo: il letterato Arturo Graf, lo storico Gaetano D e Sanctis, i filosofi Gioele Solari e Benedetto Croce. Al tempo stesso è attivo nel campo sociale e politico. Nel 1902 è segretario dell’Associazione insegnanti medi, nel 1905 è Presidente dell a Camera Federale degli impiegati civili. Nella vita politica inizia a seguire le assemblee della Sezione socialista torinese. In un rapporto del 1911, della Prefettura di Treviso, che dal 1896, inviava informaziomi su Cosmo al Ministero dell’Interno, si legge. ” Professa apertamente principi socialisti con tendenza riformista e ne fa attiva propaganda, massime fra gli impiegati dello Stato, nella sua qualità di Presidente della Camera Federale degli impiegati civili.”( documento citato in Pier Paolo Brescacin, Umberto Cosmo e la pratica della libertà ).

Nel 1914,allo scoppio della prima guerra mondiale, Cosmo si dichiara neutralista. Ma il suo non è il neutralismo dei socialisti o dei liberali giolittiani dettato da ragioni di opportunità politica. Il suo era un pacifismo fondato sul principio etico, di derivazione francescana, che proclama le donne e gli uomini, sorelle e fratelli da amare.
Nel 1917, dopo la sconfitta di Caporetto, il neutralismo finì nel fuoco di una violenta polemica politica accesa dai nazionalisti più estremi. Essi accusarono i neutralisti di aver diffuso nell’esercito italiano, il disfattismo, il rifiuto di combattere. L’accusa venne ripresa anche in Parlamento dal Deputato liberale Francesco Ruffini che, in un discorso del marzo 1918, paragonava Caporetto a una nuova Novara, la battaglia del 1849 che aveva chiuso la Prima guerra di indipendenza con la sconfitta dei piemontesi da parte degli austriaci. A questo punto Cosmo decise di prendere pubblica posizione, iniziando la sua collaborazione con La Stampa di Torino giornale vicino alle posizioni dei neutralisti. Nel marzo 1918, Cosmo pubblicò su La Stampa, due articoli ” Come ci avviammo a Novara” e ” La fatal Novara”, in cui con una lucida analisi dei documenti storici, respingeva la tesi che individuava nel neutralismo la causa della sconfitta e denunciava precise responsabilità dei comandi militari.Vittorio Cian, collega di Cosmo e acceso nazionalista, definì quegli scriti, “infami articoli”, “colpiti dalla riprovazione di tutti i buoni italiani” ( Lettera di Cian a Cosmo citata in Pier Paolo Brescacin, Umberto Cosmo e la pratica della libertà ). Successivamente Cian denunciò Cosmo al provveditorato agli studi per disfattismo. Del caso si occupò anche la Magistratura con un processo penale durante il quale Cosmo venne sospeso dall’insegnamento. L’inchiesta si concluse con l’assoluzione di Cosmo in istruttoria, grazie alle deposizioni in suo favore di Benedetto Croce e Gaetano De Sanctis, testimoni del suo sincero patriottismo.

Nel dopoguerra Cosmo saluta la vittoria, “meraviglioso prodigio d’Italia”, che ha donato alla Nazione Trento e Trieste. L’entusiasmo è però di breve durata, dopo pochi mesi egli ,in una serie di articoli su “La Stampa” , scrive di una”Tragedia della pace” vissuta dall’Italia. Si riferisce alla delusione per i trattati di Versailles, che non hanno assegnato all’Italia l’Istria, la Dalmazia e Fiume; alle distruzioni materiali provocate in intere regioni dalla guerra; alla crisi economico-finanziaria dello Stato; al problema dei reduci. Pertanto egli invoca una svolta politica, l’ascesa di un nuovo ceto dirigente capace di garantire ” massima libertà a tutte le classi”, soprattutto ai meno abbienti e rivolta a correggere le ingiustizie create dalla guerra. Il nuovo ceto dirigente dovrà nascere da un’alleanza tra cattolici e socialisti e liberali giolittiani, forze che durante la guerra hanno mostrato “atteggiamento risoluto” contro ” i gruppi militaristici e imperialistici” e che nel dopoguerra danno garanzia di voler attuare quelle riforme necessarie alla salvezza della Nazione. Cosmo,accostatosi al socialismo fin dagli anni dell’insegnamento a Cagliari, sosteneva l’ala riformista del Partito, guidata da Filippo Turati e credeva in una collaborazione fra riformisti e gruppi borghesi vicini al proletariato. Era , pertanto, molto lontano dalle forze socialiste che esaltavano la Rivoluzione russa del 1917, proponendola come modello al movimento operaio.” L a Rivoluzione russa – scriveva, invece, Cosmo su La Stampa nel 1920 – non è stata altro che la tirannide di un gruppo di politicanti, e anche di un uomo solo, su tutti i lavoratori. ” Egli si spinse fino ad attaccare apertamente il gruppo socialista massimalista di Ordine nuovo, che aveva tra i massimi esponenti due suoi ex allievi: Angelo Tasca e Antonio Gramsci. Ancora su La Stampa, egli definì gli ordinovisti “nuovi condottieri del comunismo bolscevizzante” , che, agitando i fantasmi della rivoluzione, spingevano nel caos cittadino e nazionale le classi lavoratrici. La dura risposta di Gramsci non si fece attendere. Il leader di Ordine nuovo – sulle pagine de L’Avanti – accusò Cosmo di essersi “accomunato coi peggiori gazzettieri” della stampa borghese e di schierarsi con ” gli imbroglioni e i cattivi italiani”.

Frattanto era stato nominato Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti. Cosmo riponeva grande fiducia nello statista piemontese. Ne scriveva così su La Stampa:” E’ un uomo di grande forza morale[ ha] una netta visione politica, una virtù poderosa di realizzazione, una capacità di guardare lontano. E insieme [ ha ] una devozione illimitata alla Patria, un desiderio e uno sforzo intenso di por fine ai suoi mali .” ( citato in Pier Paolo Brescacin, Umberto Cosmo e la pratica della libertà ) . Giolitti, insomma, era per Cosmo il leader naturale di quell’alleanza tra socialisti, liberali e cattolici di cui si era fatto sostenitore. L’alleanza, come è noto, non vide mai la luce. Nel 1921 il Partito Socialista si spaccò con la scissione che portò alla nascita del Partito Comunista; i cattolici non aprirono mai un serio dialogo con Giolitti; quest’ultimo, accusato dalle forze conservatrici di debolezza, nella gestione della crisi apertasi con l’occupazione operaia delle fabbriche, si dimise da capo del Governo nell’estate del 1921. Con la sua caduta era aperta per il fascismo la strada per la conquista del potere. Ha scritto Pier Paolo Brescacin. ” Sin dalla marcia fascista su Roma, e ancora prima dal 1919, Cosmo…fu antifascista, in modo viscerale, senza alcun tentennamento o concessione di sorta. “

Egli denunciava del fascismo il culto della violenza ( ” Gli uomini del fascio sono guerrafondai in potenza.Il fascismo è la nuova guerra che nasce”) ; la statolatria ( “Teoria spaventosa ) derivata dalla filosofia di Giovanni Gentile ; l’intolleranza; il nazionalismo esasperato. Al fascismo egli contrapponeva la forza viva del francescanesimo, fondato sulla mitezza e sull’amore verso tutte le creature. Nonostante ciò Cosmo non entrò in nessuna organizzazione antifascista, non firmo il Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benededetto Croce, non prese posizioni pubbliche contro il regime ( ad eccezione della sua stroncatura della Riforma scolastica di Gentile ). Di fronte al crollo dello Stato liberale, all’affermarsi della dittatura, alla crisi della religione e della filosofia, Cosmo sente il bisogno, per se stesso e per gli altri, di ripartire da una rivoluzione interiore, sola condizione che può garantire una profonda trasformazione della realtà: ” purchè cominci negli animi, il cambiamento avverrà anche nella società.”

Intanto la svolta autoritaria impressa da Musssolini al suo governo, finì per colpire anche Cosmo . Una legge approvat a nel dicembre 1925, dava facoltà al Governo di dispensare dal servizi i dipendenti statali che con “manifestazioni in uffico o fuori dell’ufficio” si fossero posti in condizioni di “incompatibilità con le leggi del Governo”. Per il suo passato di socialista e neutralista, Cosmo venne denunciato dal Provveditorato agli Studi e dalla Prefettura di Torino, in quanto ” avversario alle direttive del Governo nazionale.” Nel 1926, egli venne sospeso dall’insegnamento liceale e l’anno dopo fu privato della libera docenza all’Università. Nello stesso anno si dimise anche dal suo incarico a La Stampa, in seguito al passaggio del quotidiano alla famiglia Agnelli che stava allinenado il giornale alle direttive del Regime. Nonostante fosse stato colpito negli interessi più cari della sua vita, Cosmo non mancò, tre anni dopo, di manifestare la sua solidarietà a Benedetto Croce, il quale dopo il suo discorso in Senato contro i Patti Lateranensi, firmati da Fascismo e Chiesa Cattolica, era stato definito da Mussolini “un imboscato della storia”. Un gruppo di studenti del Liceo D’Azeglio di Torino gli inviò una lettera di solidarietà, sottoscritta anche da Cosmo. La lettera fu intercettata e sequestrata dalla Polizia, e considerata un vero e proprio atto di ostilità verso il Regime. Pertanto il Prefetto di Torino su ordine della autorità di Roma dispose per Cosmo 5 anni di confino a Ustica. In realtà egli vi rimase solo fino al 1930, quando fu liberato grazie all’interessamento del Senatore Alfredo Frassati che era stato suo editore a La Stampa.

Dopo Ustica Cosmo si dedicò interamente agli studi, ritornando alle passioni della sua vita di studioso: Dante e San Francesco. Nel 1930 pubblicò l a Vita di Dante,una biografia e un’analisi della personalità del poeta della Commedia. Nel 1936 diede alle stampe L’ultima ascesa, introduzione alla lettura del Paradiso di Dante. Nel 1940 riunì in un volume, Madonna Povertà, tutti i suoi scritti su S. Francesco, guida spirituale della sua esistenza. Altri scritti, tra cui una Guida a Dante, destinata agli studenti usciranno postumi.
Umberto Cosmo morì a settantasei anni il 18 novembre 1944.

Nel 1991 il Professor Pier Paolo Brescacin di Vittorio Veneto, ha pubblicato il libro, Umberto Cosmo e la pratica della libertà. Dal suo lavoro sono state tratte notizie e documenti per la stesura di questo articolo.



Tutti gli articoli del Prof. Pancrazio Caponetto

© Litis.it – 6 Luglio 2020 – Riproduzione riservata


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