Davide Lazzaretti Il Profeta del Monte Amiata

di Pancrazio Caponetto – Nel Dizionario di filosofia della Treccani alla voce millenarismo, si legge: “Nella storia del cristianesimo, la credenza e l’attesa del regno di Cristo in Terra, prima del giudizio finale, riservato ai soli giusti e, secondo la maggior parte dei computi, destinato a durare mille anni. È detto anche chiliasmo. Con significato più generico, in antropologia e nella storia delle religioni, per millenarismo si intende la credenza nel rinnovamento dell’ordine sociale atteso dall’intervento di un profeta riformatore”.

Il millenarismo fu molto diffuso nel cristianesimo primitivo. Esso era legato intimamente alla fede giudaica nell’avvento del Messia o a quella cristiana nel ritorno glorioso di Cristo e nella resurrezione dei corpi. In età medievale il monaco cistercense Gioacchino da Fiore ( 1130 – 1202 ) diffuse l’idea del futuro avvento di un’età nuova, l’età dello Spirito Santo, che sarebbe stata caratterizzata da un grande rinnovamento dello spirito. Anche nel movimento ereticale di frate Dolcino da Novara ( 1250 – 1317 ), troviamo la predicazione della venuta di una nuova era che avrebbe spazzato via la Chiesa corrotta e ristabilito sulla Terra la giustizia.

In età moderna si assiste a una ripresa del millenarismo negli ambienti della Riforma protestante ( anabattismo ). Tracce del millenarismo le ritroviamo anche in sette di ispirazione cristiana operanti nel XVIII e XIX secolo ( quaccheri, mormoni ).

In uno studio del 1959, I Ribelli, lo storico inglese Eric J. Hobsbawm ha dimostrato come nel XIX secolo, il messaggio religioso dei movimenti millenaristici, abbia dato vita a forme primitive di rivolta sociale. E’ il caso dei lazzarettisti nella Toscana meridionale . I “lazzarettisti – ha scritto Hobsbawm – rappresentano un esemplare da laboratorio di un’eresia medievale millenaristica, che sopravvive in una zona arretrata dell’Italia contadina.” Essi erano i seguaci di Davide Lazzaretti, il cosiddetto profeta del Monte Amiata. Lazzaretti era nato nel 1834 ad Arcidosso ( Grosseto ) e faceva il carrettiere. In seguito ad alcune visioni Lazzaretti maturò, nel 1868, la convinzione di avere una grande missione religiosa da compiere che egli avrebbe dovuto comunicare al Papa Pio IX, per dedicarsi poi all’eremitaggio e alla predicazione. Fallito l’incontro col Papa egli continuò una vita di preghiera e meditazione ritirandosi prima in un vecchio eremo a Montorio Romano e poi nell’Isola di Montecristo.

Nel 1870 ritornò sul Monte Amiata circondato dalla fama di “uomo santo”. La sua predicazione raccolse numerosi fedeli e ottenne inizialmente anche il sostegno della Chiesa che vedeva in lui un ‘esperienza di resistenza culturale, popolare, all’anticlericalismo del nuovo Stato italiano. Tra il 1870 e il 1872 , Lazzaretti fondò i tre istituti sui quali si basava la sua comunità: La Santa Lega o Fratellanza cristiana, il Pio Istituto degli eremiti penitenzieri e penitenti, la Società delle famiglie cristiane. Gli istituti si proponevano un profondo rinnovamento religioso, sociale ed economico della comunità, ispirandosi al cristianesimo primitivo con la sua messa in comune dei beni, l’organizzazione sociale del lavoro, la ripartizione dei guadagni e prevedevano alcune notevoli innovazioni come il voto alle donne e l’obbligo scolastico.

Ma quali furono le cause del vasto consenso della predicazione di Lazzaretti ? Eric J. Hobsbawm ha analizzato la situazione di tensione ed irrequietezza sociale che esisteva sul Monte Amiata , zona estremamente arretrata dal punto di vista economico e culturale, quando l’area venne immessa nel circuito economico dello Stato liberale italiano. ” Sul Monte Amiata – ha scritto Hobsbawm – la maniera più appariscente con cui il nuovo sistema sociale si sostituiva al vecchio, erano le tasse. La costruzione delle strade, iniziata nel 1868, fu pagata con i tributi locali e le città e i paesi della zona ne sopportarono il peso.” Erano tasse sui terreni e sui fabbricati, alle quali si aggiungeva la legge forestale che abrogava i diritti di libero pascolo e legnatico. Essa colpì i piccoli proprietari e creò tensioni con i grandi possidenti. Pertanto Hobsbawm scrive che in quell’angolo di Toscana, “esistevano quindi condizioni favorevoli per un movimento di agitazione sociale.”

Alle masse in fermento, Lazzaretti offriva come soluzione il suo comunismo primitivo, la sua predicazione religiosa, la prospettiva di una “Repubblica di Dio”. ( Ma non crediate – egli diceva al popolo – che questa sia la Repubblica del ’49 – ma pensate che è la Repubblica di Cristo ).

Col passare del tempo Lazzaretti abbandonò l’ortodossia cattolica, proclamandosi Messia ed approdando ad un millenarismo che presenta analogie con le dottrine di Gioacchino da Fiore. Lazzaretti parlava di tre età del mondo: il Regno della Grazia ( corrispondente al pontificato di Pio IX ), il Regno della Giustizia e quindi il Regno dello Spirito Santo.

Tra il 1877 e ’78 venne meno l’appoggio iniziale della Santa Sede che dichiarò eretici i lazzarettisti e mise all’Indice le opere del loro Messia. Lo Stato, a sua volta, poneva sotto sorveglianza il “profeta dell’Amiata” e il suo movimento, allarmato dai riferimenti alla Repubblica contenuti nella sua predicazione.

Quando nell’agosto 1878 Lazzaretti a capo di una processione di suoi seguaci, decise di scendere a valle per annunciare l’avvento del regno dello Spirito Santo, una pattuglia di carabinieri bloccò il corteo, sparò dei colpi verso i fedeli e un proiettile ferì mortalmente Lazzaretti alla testa.

“Gli uomini politici – ha scritto Antonio Gramsci nelle pagine dei Quaderni del carcere dedicate a Davide Lazzaretti – non si sono occupati del fatto che l’uccisione del Lazzaretti è stata di una crudeltà feroce e freddamente premeditata ( in realtà il Lazzaretti fu fucilato e non ucciso in conflitto: sarebbe interessante conoscere le istruzioni riservate mandate dal governo alle autorità…)”

La memoria di Davide Lazzaretti è oggi ancora viva. Nel Comune di Arcidosso, suo paese natale esiste un Centro studi dedicato al profeta dell’Amiata. Esso è articolato in tre sezioni: le prime due, l’una a carattere bibliografico l’altra a carattere documentario/archivistico, sono ubicate entrambe nella sede del Centro presso il palazzo del Comune. Raccolgono studi su Lazzaretti pubblicati a partire dal primo ‘900, manoscritti, lettere di David Lazzaretti e documenti del movimento giurisdavidico ( il movimento fondato da Lazzaretti ), fonti iconografiche, fotografie, articoli di giornale, materiale audiovisivo. Vi è poi la sezione museale che fu allestita presso il Castello Aldobrandesco di Arcidosso nel 2008: documenta la figura e l’opera di David Lazzaretti e del movimento giurisdavidico, ricostruendone la storia attraverso documenti, immagini coeve, abiti e paramenti liturgici, manoscritti, fotografie: www.centrostudilazzaretti.it


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© Litis.it – 19 Luglio 2020 – Riproduzione riservata


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