CARMELO SALANITRO UN PROFESSORE MARTIRE DELLA LIBERTA’

Di Pancrazio Caponetto

Nell’articolo “ Dottrina del fascismo” firmato da Benito Mussolini e contenuto nella enciclopedia italiana Treccani, leggiamo: “ Il fascismo…non crede alla possibilità nè all’utiità della pace perpetua. Respinge quindi il pacifismo che nasconde una rinuncia alla lotta – una viltà – di fronte al sacrificio. Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le esigenze umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla…”

Alla luce di questa condanna del pacifismo, possiamo comprendere la condizione di isolamento in cui si trovarono i pacifisti nel ventennio fascista. Andrea Maori nel suo Gli eretici della pace, breve storia dell’antimilitarismo pacifista dal fascismo al 1979, ne ha fatto un’analisi. Nel 1937 fu sciolta “La Società per la Pace e la Giustizia”, la principale organizzazione pacifista in Italia e in Europa. Numerosi gli antifascisti pacifisti che lasciarono comunque in quegli anni una loro testimonianza, tra questi: Giovanni Pioli, prete modernista e vice direttore di Propaganda Fide ( il dicastero pontificio che si occupa dell’attività missionaria Cattolica nel mondo ) che venne destituito dall’insegnamento e arrestato in quanto oppositore della guerra contro l’Abissinia e dell’alleanza con la Germania nazista; Luigi Trafelli, matematico e fisico, cristiano – evangelico di ispirazione tolstoiana; Claudio Baglietto laureato alla Normale di Pisa obiettore di coscienza al servizio militare; Aldo Capitini, gandhiano autore di Elementi di un’esperienza religiosa, libro uscito dalla Casa editrice Laterza nel 1937, su interessamento di Benedetto Croce e contenente i temi della nonviolenza e della riforma religiosa.

Sfugge però all’analisi di Maori la vicenda di Carmelo Salanitro, professore di Adrano ( Catania ), che educò i suoi studenti a lottare per la pace, la libertà e la democrazia e che, deportato, trovò la morte nel campo di concentramento di Mauthausen nel 1945.

Salanitro era nato nel 1894 da una famiglia artigiana. La sua formazione culturale si fondò sugli studi classici ( Liceo classico ad Acireale, laurea in lettere classiche all’Università di Catania ) e lo fece approdare all’insegnamento di latino e greco nei licei.

Insegnamento che egli visse come una missione, individuando nella scuola un luogo di formazione della libera personalità dell’individuo: “l’unica e vera istituzione nel mondo – egli scrisse – è stata sempre quella della Scuola. In ogni tempo, la Scuola, libera e indipendente, non asservita ad interessi e scopi particolari d’individui e di gruppi, nè appannata da falsi preconcetti o sviata da pretese rivelazioni, ha sollevato l’animo da infondati terrori e lo ha liberato da

fallaci illusioni, ha rimosso e abbattuto artificiose e dannose barriere. E dalla Scuola sono partite e nella Scuola si sono concluse le Rivoluzioni…, le autentiche e vere e grandi Rivoluzioni”.

Tra il 1929 e il 1933 pubblicò due scritti: “Omerica” con il sottotitolo di “Ideale di pace e sentimento del dolore nell’Iliade e “Attorno alle Georgiche virgiliane”

Le prime esperienze politiche risalgono al 1920 con l’elezione a consigliere provinciale nelle fila del Partito Popolare, che abbandonò poi nel 1929 per protesta contro i Patti lateranensi, frutto dell’accordo tra Vaticano e regime fascista.

Con l’alleanza fra Italia fascista e Germania nazista e lo scoppio della seconda Guerra mondiale la sua posizione di antifascista divenne più netta. Da solo iniziò a diffondere volantini contro il regime nei locali pubblici, a scuola, nelle cassette delle lettere. In alcuni volantini c’era scritto: “ Dio benedica le armi dei belgi e degli olandesi che combattono in difesa della loro patria invasa; Viva l’Italia, Viva la libertà”. Inoltre, nelle carte della Polizia fascista si legge che nei dattiloscritti di Salanitro, “si faceva istigazione a non combattere, a uccidere il Duce e il Fuehrer, si offendevano i medesimi, si vilipendiava il fascismo”.

Denunciato dal Preside del suo Liceo, Salanitro venne arrestato dall’O.V.R.A, la polizia segreta fascista il 15 novembre del 1940. Processato dal Tribunale speciale fu condannato a 18 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Nel 1943 le autorità fasciste lo consegnarono ai Tedeschi che lo deportarono in Germania dove fu internato in diversi campi di concentramento, trovando la morte in quello di Mauthausen il 24 aprile 1945.

In un passo di una lettera al fratello Nino, scritta dal penitenziario di Civitavecchia nel 1942, troviamo testimonianza della forza d’animo di Salanitro e del suo legame profondo con la famiglia , la scuola, la terra natia:

Ho moralmente sofferto e dolorato, indicibilmente; ma sofferenze e dolori se hanno lacerato le più intime fibre dell’essere mio, sono entrati a fare parte indissolubile di quel patrimonio ideale della mia coscienza, dove si accolgono i sogni, le aspirazioni, le idealità accarezzati e coltivati con purezza di mente e con disinteressata fede negli anni della mia ardente adolescenza e gioventù pugnace: patrimonio a cui attingo nuovo conforto e vigore quando, fugacemente, l’amarezza ed il rimpianto acerbo dei dì che furono, mi invade e vince. Io ho lasciato ogni cosa diletta più caramente per servirmi della parola di Dante; ma pur traverso le sbarre mi è dato, seguendo idealmente il breve lembo di cielo intravisto, sentirmi strettamente congiunto, per l’aere infinito e luminoso, colla Madre mia amata e col mio infortunato piccolo Figlio, coi miei dolci Fratelli e le Sorelle mie dilette, colla cara e fida terra natia e con quella Scuola che colla famiglia si divideva il dominio del mio cuore.”

In un’altra lettera scritta alla madre nel 1943, emerge la sua fede in Dio e soprattutto la convinzione di aver combattuto per un giusto ideale, di aver difeso la dignità dell’uomo di non essersi adagiato nell’ ”inerzia morale che è peggiore della morte “

«Mia diletta Madre, ieri l’altro, giovedì, si compirono due anni precisi dal processo e dalla condanna mia e ciò nonostante, né il corpo è fiaccato, né è franto l’animo, la mercè dell’Iddio giusto e pietoso. ..Ma anche tra il tumulto del maggiore dramma del mio agitato vivere, nell’intimo del mio spirito non ha cessato mai di splendere la luce di una calma e di una mansuetudine, che è stata sempre la mia forza e il mio conforto supremo. Non mi rimproverare, se io ho potuto un momento obliare e trascurare la famiglia, non mi rinfacciare certa imprudenza e leggerezza per cui ho distrutto la mia posizione e perduto il posto e rovinato il frutto di decenni di sacrifici e di sforzi miei e dei miei genitori. In ogni fase della mia esistenza, fin da quando sedevo sui banchi della scuola e poi giovane e quindi uomo, mai ho fatto degli interessi materiali, o del denaro, e dello stato di vantaggi e comodi esteriori acquistato, la bussola delle mie azioni e dei miei sentimenti e pensieri. Ho sempre cercato di vivere in pace con me stesso, motivi di gioia o di contentezza ho sempre attinto dall’interno della coscienza. Attraverso il grido e l’appello e il monito della coscienza, parmi che si riveli ed esprima la voce potente del Signore. Seguire i suoi chiari impulsi, obbedire ai suoi inderogabili precetti ho sempre ritenuto stretto dovere dell’individuo che non vuole adagiarsi in una inerzia morale che è peggiore della morte e non diserta il suo posto e non rinuncia a soddisfare certe insopprimibili esigenze della personalità e dignità umana. Affaticarsi, travagliarsi senza cessa e senza stanchezza, rialzarsi, quando si sia caduti: ecco il ritmo del vivere, e mirare a qualcosa che trascenda le forme e i limti materiali.

Nel 1947 I cittadini di Adrano hanno dedicato a Carmelo Salanitro un monumento nella Villa comunale. Inoltre una strada di Tremestieri Etneo è stata a lui intitolata e il liceo di Catania dove il professore aveva insegnato, da anni bandisce un “Premio Carmelo Salanitro”


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