GLI INDIANI METROPOLITANI

Di Pancrazio Caponetto – 1968 e 1977: in questi due anni i giovani in Italia sono stati protagonisti di movimenti di protesta, di contestazione della società. Ma mentre sul 1968 esiste ampia bibliografia, vi sono numerose analisi, riflessioni, sul 1977 abbiamo scarsa letteratura storiografica e risulta ancora insufficiente lo studio delle fonti e del contesto sociale e politico. A colmare queste lacune è giunta nel 2015, l’opera di Luca Falciola: “ Il movimento del 1977 in Italia”.
Tra le cause scatenanti di questa ondata di contestazione giovanile Falciola individua la crisi di fiducia nella politica. I giovani del ’77 prendono le distanze non solo dal sistema di potere che aveva al centro la Democrazia Cristiana, ma anche dalle forze di opposizione: Partito Comunista, sindacati, nuova sinistra. Esempio evidente di questo rifiuto della politica tradizionale è costituito dall’episodio della cacciata del sindacalista di sinistra Luciano Lama dall’Università La sapienza di Roma nel febbraio 1977. In quell’occasione alcuni studenti che, durante l’occupazione dell’Università, avevano fondato un gruppo dal nome “indiani metropolitani”, ( nei movimenti degli anni ’70 i nativi americani diventano il simbolo della lotta contro il potere politico – culturale degli Stati Uniti ) manifestano danzando truccati con asce giocattolo e coriandoli intorno a un fantoccio di Lama . E’ la prima apparizione di quella che sarà una delle componenti più significative del movimento del ’77.
Una delle proposte con cui gli indiani metropolitani si presentano sulla scena politica era la distruzione dell’altare della Patria per farne un parco cittadino. E’ la dimostrazione di una concezione della lotta politica fondata sull’uso dell’ironia, del paradosso, della provocazione. In questo si dimostravano vicini al metodo dei “provos “ olandesi degli anni ’60: “Giocare e dissacrare, provocare e proporre”.
La festa e il gioco erano infatti momenti vissuti dagli indiani metropolitani per conquistare nuove forme di socialità alternative tanto al modello cattolico quanto a quello proposto dal comunismo. Essi non diedero mai vita a forme organizzative strutturate. Fin dai tempi dell’occupazione de La Sapienza il gruppo originario si frammentò in decine di gruppi diffusi a Roma e successivamente in altre città italiane come Bologna, Milano e Napoli. Vivace anche il panorama delle riviste vicine all’esperienza degli indiani . La principale fu “Oask!?”, foglio degli indiani metropolitani romani, che ebbe fra i redattori Pablo Echaurren, illustratore vicino agli ambienti del movimento artistico – letterario della neoavanguardia.
Le riviste degli indiani attirarono l’attenzione di importanti studiosi italiani come Umberto Eco e Maurizio Calvesi, i quali misero in evidenza il forte legame che univa le sperimentazioni grafiche e linguistiche di questi periodici con le avanguardie artistiche del Novecento: dadaismo, surrealismo, futurismo, situazionismo. Secondo Calvesi, in particolare, nei movimenti del ’77, l’esperienza elitaria delle avanguardie storiche diventa “avanguardia di massa” in quanto le tecniche delle avanguardie diventano patrimonio di “tutti” e si dà vita a forme di creatività diffusa.
Fra le tecniche praticate in queste riviste traviamo la parodia, il falso, il sabotaggio della comunicazione mediatica.
Sul terreno delle manifestazioni di piazza è da ricordare la prima marcia antinucleare in Italia animata dagli indiani metropolitani e dai comitati locali per protestare contro l’installazione della centrale nucleare di Montalto di Castro. Manifestazione che viene ricordata come grande e pacifica festa hippie.
La fine del movimento degli indiani metropolitani risale al settembre 1977, quando sulle pagine della rivista “ Il complotto di Zurigo “ compare il disegno di un animale che Pablo Echaurren propone come nuovo simbolo del movimento. Sulla rivista si legge: «Non più penne, ma peli! Cancellare ogni residuo ricordo della folklorica figura dell’indiano cicorione caro ai media […] Voltare pagina, forzare l’evoluzione […] Eleggiamo a nostro beniamino l’ornitorinco, un’animale che ha fatto della confusione evolutiva la propria caratteristica» .Il movimento intendeva prendere le distanze dalla violenza politica crescente in quel periodo in Italia e soprattutto evitare di finire ingabbiato in definizioni ideologiche, culturali e politiche.
L’esperienza degli indiani metropolitani ebbe vita breve ma rimane nella storia dei movimenti politici italiani per la sua intensità caratterizzata dal tentativo di coniugare politica e cultura d’avanguardia e, soprattutto, per il rifiuto della violenza che travolse tanti giovani e meno giovani in quegli anni di piombo in italia.


Tutti gli articoli del Prof. Pancrazio Caponetto


Litis offre un servizio gratuito. Aiutaci con una donazione libera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *