L’ucronia Ovvero La Storia Come Non E’ Stata E Come Avrebbe Potuto Essere

di Pancrazio Caponetto – “ Certo non si scrive storia che dell’accaduto e non di ciò che non accade e sarebbe potuto accadere: su questo, nessun dubbio. Ma ci sono nella storia dei momenti cruciali, dei punti nodali, in cui il corso intero degli eventi, sembra in modo indubbio sospeso a un evento singolo, individuale, omnimode determinatum, dal non esserci del quale quel corso intero sarebbe stato diversamente atteggiato. Se Lenin non avesse avuto dal governo tedesco il permesso di tornare in Russia con il suo Stato maggiore nel famoso vagone piombato; se Hitler fosse rimasto accecato dai gas che lo investirono e gli offesero assai gravemente la vista,che sarebbe successo ? Noi tocchiamo qui col dito avvenimenti dei quali, anche se non si sono prodotti, abbiamo la più certa coscienza che avrebbero potuto benissimo prodursi; che non è affatto assurdo e contraddittorio supporre che si producessero; il cui prodursi è pensabilissimo senza nessuna contraddizione logica e che, non c’è dubbio, se si fossero prodotti, il corso degli eventi non sarebbe stato quello che è stato: sarebbe, tutt’al più stato simile non mai identico. E’ di fronte a casi simili che è bene e salutare che lo storico si ponga il problema del se. Non per fantasticare a vuoto su quello che avrebbe potuto essere e non fu, ma per acquistare chiara e netta coscienza della non – fatalità, della contingenza, della causalità inerente all’accadere storico, ad ogni accadere storico.”

Questo lungo passo è tratto da Il casualismo critico del filosofo Adriano Tilgher ( 1887 – 1941 ). Tilgher, detto anche “il filosofo del possibile “ condusse nella sua vita, un’aspra polemica contro lo storicismo e la teoria del Fatto compiuto. Benedetto Croce, massimo esponente dello storicismo assoluto negava decisamente l’utilità, per lo storico, di porsi il “ problema del se “ “ Il giudizio, nel pensare un fatto – egli scriveva ne La storia come pensiero e come azione – lo pensa quale esso è, e non già come sarebbe se non fosse quello che è: lo pensa, come si diceva nella vecchia terminologia laica, secondo il principio di identità e di contraddizione, e perciò logicamente necessario. Questo e non altro è il significato della necessità storica…”

Pertanto egli definiva il “se” storico e logico, “ antistorico e illogico “, una sorta di “ giocherello”, in storia “del tutto fuori luogo” che “ stanca presto e presto si smette”.

Eppure nella storia della cultura tanti intellettuali, prima e dopo Tilgher, hanno scritto libri, proposto riflessioni, hanno immaginato cosa sarebbe accaduto se la storia fosse andata diversamente. Questa tendenza, questo modo di fare storia o letteratura è oggi conosciuta col nome di “ “storia parallela”, “storia alternativa “ o “ storia virtuale “ o ancora, con termine più preciso “Ucronia “. Ucronia è parola che viene dal greco e significa “non – tempo “ ed è derivata da utopia, il non luogo, la società ideale inventata da Tommaso Moro nel suo omonimo trattato del 1516. Il primo ad usare il termine Ucronia è stato il filosofo francese Charles Renouvier ( 1815 – 1903 ) in un’opera del 1857 dal titolo: Uchronie, tableau historique apocryphe des rèvolution de l’Empire romain et de la formation d’un federation europèenne . Renouvier immagina di aver ritrovato il manoscritto di un monaco del XVI secolo contenente una storia dell’Impero romano dal 180 d.c. in poi. Alla morte dell’imperatore Marco Aurelio non gli succede Commodo ma Avidio Cassio, evento che innesca una serie di conseguenze, la principale delle quali è che non è il cristianesimo a trionfare nell’Impero ma la filosofia stoica che contribuirà a costruire uno Stato fondato sulla ragione, sulla libertà e sulla giustizia. Pertanto la durata dell’età medievale si accorcia sensibilmente e vengono poste le basi per la costruzione di una salda e duratura federazione europea. Renouvier, come scrive Tilgher, con la sua opera, ha concretamente “distrutto” la “concezione fatalistica della Storia come processo che non avrebbe potuto in nessun modo essere diverso da quello che fu, facendo toccar con mano che un decorso degli avvenimenti dal secondo al nono secolo dopo Cristo diverso da quello che realmente si svolse è perfettamente pensabile, senza nessunissima contraddizione logica. “

A Renouvier dobbiamo anche la definizione di Ucronia ovvero la Storia “ come non è stata e come avrebbe potuto essere “ . Insomma “se” avesse trionfato la filosofia, la storia della civiltà occidentale avrebbe potuto essere molto diversa e sensibilmente migliore. Troviamo pertanto, nel lavoro di Renouvier non solo uno svolgersi diverso degli eventi, ma anche il disegno di una società ideale più giusta: l’Ucronia diventa Utopia.

Prima di Renouvier occorre ricordare altri tre autori che, pur non usando il termine Ucronia , scrissero opere da iscrivere in questo genere letterario. Il primo è Jean Baptiste Isoard (1734 – 1816 ) che pubblicò all’interno di una voluminosa opera, presentata come un apocrifo di Platone, un capitolo dal titolo D’une nouvelle Sèance Royale, in cui immagina come avrebbe potuto essere la storia della rivoluzione francese se il Re Luigi XVI avesse impedito il Giuramento della pallacorda.

Il secondo è Benyamin Disraeli ( 1804 – 1881 ), futuro primo ministro inglese. Egli scrisse un romanzo The Wondrous tale of Alroy, and the Rise if Iskander ( 1833 ) in cui il corso della Storia è mutato dalla fondazione di un impero globale da parte di un ebreo nella Bagdad del XII secolo.

Il terzo è Louis Napolèon Geoffrey – Chateau ( 1803 – 1858 ), ufficiale dell’Imperatore Bonaparte. Egli è autore di un’opera Napolèon apocryphe. Histoire de la Conquete du Monde et de la Monarchie Universelle. 1812 – 1832, uscita nel 1841. E’ un’ Ucronia che racconta come Bonaparte, non reduce sconfitto, ma vittorioso dalla campagna di Russia, riesce a diventare monarca universale, morendo poi nel 1832 e non nel 1821.

Nel Novecento abbiamo tutto un fiorire del genere ucronico. All’inizio degli anni trenta risale un’antologia, curata dal saggista inglese John Collings Squire, che raccoglie i contributi di alcuni intellettuali del tempo impegnati a descrivere cosa sarebbe successo se la storia fosse andata diversamente.

Ad esempio Winston Churchill, primo ministro inglese negli anni della seconda guerra mondiale, immagina che il Generale Lee vince la battaglia di Gettysburg, durante la guerra civile americana, conquista Washington, ottiene l’indipendenza per gli stati del Sud, ma abolisce la schiavitù e stringe un’alleanza con la Gran Bretagna.

Lo storico inglese George M. Trevelyan, corregge invece il corso degli eventi nella storia d’Europa del primo Ottocento. Bonaparte vince, infatti la battaglia di Waterloo, mantiene la corona imperiale e regna fino alla morte nel 1836.

Ritroviamo ancora la storia di Napoleone in un altro saggio di uno storico inglese, H. A. L. Fisher. Qui Bonaparte, sconfitto a Waterloo, non è costretto all’esilio, ma ripara in Sud America dove combatte al fianco di Simon Bolivar.

Affascinante anche l’ucronia dello scrittore Harold Nicolson dove il poeta inglese George Byron combattente per l’indipendenza della Grecia, non muore in battaglia, ma diviene il primo Re ellenico.

Nel secondo dopoguerra più di un autore si è cimentato col genere ucronico. Fra questi ricordiamo lo scrittore americano Philip K. Dick con il suo The man in the high castle ( 1962 ), opera considerata un capolavoro della storia virtuale. Si tratta di un’ucronia in cui le potenze del Patto tripartito ( Germania, Giappone, Italia ) vincono la seconda guerra mondiale e dividono il mondo in sfere di influenza. Negli USA, ad esempio, la Germania domina sul versante Atlantico, il Giappone su quello pacifico.

Anche in Italia troviamo scrittori che hanno immaginato un corso diverso della Storia. Sono state prodotte varie ucronie che hanno rivisitato, per dir così, gli anni del fascismo.Ricordiamo, ad esempio, La morte del duce, racconto dello scrittore Pier Carpi, in cui Mussolini non muore nel 1945 e diventa, negli anni Settanta, un punto di riferimento per tutti i movimenti di liberazione nazionale in lotta contro l’imperialismo americano.

Vi è poi Gli anni dell’Aquila, romanzo di Errico Passaro in cui si immagina, nel 1922, D’annunzio e non Mussolini al potere. Il vate costruisce un regime fascista che non partecipa alla seconda guerra mondiale e riesce a raggiungere l’egemonia sul mondo intero, lanciandosi alla conquista dello spazio e venendo in contatto con civiltà extraterrestri.

Ma qual è il valore, il significato di tutte queste ucronie ? Sono un contributo alla ricerca storica ? Sono spunti utili per riflettere sul senso della Storia ? O sono soltanto “giocherelli “ come li definiva Croce ? “Un monumento di fatica sprecata e di immaginazione mal diretta”, secondo lo storico F. J. C. Hearnshaw ?

Secondo lo studioso di fantascienza Pierre Versins gli autori di ucronie sono mossi da due impulsi. Uno politico – ideologico ( descrivono la Storia quale avrebbero amato vederla ) e uno demiurgico ( lo scrittore quasi identificandosi con Dio padre, crea non solo personaggi , mondi e società, ma modifica lo scorrere del tempo ). In questo secondo aspetto trionfa l’antica magia della parola, il potere del Verbo, l’incantesimo dell’Arte nel quale – come ha notato lo scrittore J.R.R. Tolkien – “possono entrare sia l’artefice sia lo spettatore, a soddisfazione dei loro sensi mentre vi si trovano”.

Ma oltre che da un punto di vista letterario, possiamo trovare un senso all’Ucronia anche sul piano filosofico ?
Secondo Gianfranco de Turris, autore della Postfazione della recente edizione italiana dei saggi di storia virtuale curati da Collings Square, “ che la realtà potesse essere diversa da quello che è, lo si ipotizzava e forse auspicava sin dai primordi del pensiero occidentale. “ A questo proposito egli fa riferimento al filosofo greco Democrito, il padre dell’atomismo, vissuto fra IV e III secolo A.C. Egli concepiva il mondo dominato dal caso e la realtà costituita dal moto imprevedibile degli atomi, un mondo, dunque, che potrebbe essere come potrebbe non essere. Tutto ciò mette in discussione la concezione, diffusa in molti storici, che il passato è necessariamente “razionale” .

In un articolo comparso su La Stampa nel gennaio 1998, il filosofo Gianni Vattimo osservava che la storia virtuale era certamente destinata a nuovi sviluppi grazie al contributo dell’informatica. Come si possono simulare in laboratorio le situazioni che gli astronauti dovranno affrontare, così si possono con identica verosimiglianza, studiare in modo non puramente fantastico, ma in base a modelli matematici, le conseguenze che si sarebbero determinate se la storia avesse avuto uno sviluppo diverso da quello conosciuto. Certo il senso degli eventi storici è determinato da elementi oggettivi che non possiamo cambiare. Dunque la storia virtuale non serve a conoscere meglio il passato nella sua realtà obiettiva. Tuttavia,secondo Vattimo, come con la scienza moderna e le sue applicazioni tecnologiche, riusciamo ad alleggerire la nostra vita quotidiana e a dominare condizioni naturali ostili, così anche la storia virtuale può diventare un significativo agente storico di “liberazione “. Essa può aiutare a liberarci dal peso della storia, dalla “pietra del passato “ che secondo Nietzsche grava su di noi e provoca il risentimento e lo spirito di vendetta tipici dell’uomo moderno. Scoprire, anche con gli scenari virtuali disegnati dal computer, che la storia è assolutamente contingente, che poteva anche andare diversamente, “ può aiutarci a rovesciare almeno in parte la pietra del passato e ad assumere più francamente la responsabilità del nostro futuro”


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