JOHANN “RUKELI” TROLLMANN, IL PUGILE CHE SFIDO’ IL NAZISMO

di Pancrazio Caponetto – Un romanzo di Dario Fo ( Razza di zingaro ) ; uno spettacolo dell’attore Michele Vargiu ( Der Boxer – ballata per Johann Trollmann ) ; un brano e un video della band pugliese C.F.F. ( Come fiori ) : sono alcune delle opere che in Italia sono state dedicate alla figura di Johan Trollmann, pugile tedesco di etnia sinti morto nel campo di concentramento di Wittenberge nel marzo 1944. Evidentemente la sua storia ha lasciato il segno, ha colpito menti di intellettuali ed artisti. Vale la pena di raccontarla.

Johann Trollmann era nato nel dicembre 1907, in Germania a Wilsche in una famiglia di sinti, una delle etnie nomadi europee. Fin dall’età di otto anni iniziò a praticare il pugilato e divenne membro della BC Heroes un boxe club di Hannover. Era soprannominato “ Rukeli “, “alberello “ in romani, ( la lingua parlata dalla comunità sinti ) perchè il suo corpo agile gli permetteva di combattere con velocità ed eleganza. Nell’adolescenza vinse i campionati di pugilato della Germania del Sud e del Nord e nel 1928 partecipò alle selezioni per andare alle Olimpiadi di Amsterdam, finendo scartato per le sue origini zingare. In quel periodo in Germania cresceva l’odio razziale verso gli zingari e molti tedeschi non avrebbero accettato di vedere la Germania rappresentata alle Olimpiadi da un sinti.

L’anno successivo, grazie al sostegno del suo allenatore Ernst Zirzow, Trollmann passò al professionismo. Nel 1930 vinse dodici incontri su tredici affermandosi grazie al suo stile di combattimento così descritto da Roger Repplinger nel suo libro Buttati giù zingaro : “È agile, abile come un gatto, molto veloce e così mobile con il tronco che non viene quasi mai colpito. I suoi riflessi sono impressionanti”.
La carriera sportiva di Trollmann sembrava inarrestabile fino a quando con l’ascesa del nazismo al potere, nel 1933, la situazione per lui si complicò. I suoi tratti somatici, il suo stile di combattimento, il suo vantarsi di essere zingaro, in tutto questo Trollmann era lontano dal modello dello sportivo ariano, idealizzato dal nazismo e incarnato dal pugile Adolf Witt.

Trollmann e Witt si sfidarono in un incontro alla birreria Bock di Berlino il 9 giugno 1933 davanti a un migliaio di persone. L’esito dell’incontro, dominato da Trollmann, venne clamorosamente annullato dai giudici che dichiararono il match finito in parità, suscitando vivaci proteste del pubblico. Pertanto i giudici furono costretti a proclamare Trollmann campione nazionale dei pesi mediomassimi. Egli accolse il verdetto con un pianto liberatorio e proprio questo momento di commozione gli verrà in seguito rimproverato.Quel pianto, infatti, verrà ritenuto “indegno di un vero pugile” , il titolo di campione gli sarà revocato e Trollmann sarà costretto a combattere di nuovo con un altro avversario: Gustav Eder. Un match che avrebbe dovuto svolgersi in particolari condizioni . La federazione di pugilato gli comunicò, infatti, che avrebbe dovuto combattere rinunciando al suo stile “danzante”, fatto di agilità e schivate dei colpi e rimanere fermo al centro del ring per rispondere agli assalti dell’avversario. Trollman, avendo compreso di essere destinato alla sconfitta per l’ostilità del nazismo nei suoi confronti, si presentò all’incontro con il corpo ricoperto di farina e i capelli tinti di biondo, evidente forma di protesta e provocazione contro chi aveva orchestrato quel match “farsa”. Il combattimento, l’ultimo della carriera di Trollmann, si svolse nel luglio del 1933 e durò solo cinque round, durante i quali il pugile sinti tenne il centro del ring immobile senza reagire ai colpi dell’avversario fino a quando non venne messo al tappeto.
Terminata la carriera di pugile professionista Trollmann continuò a combattere in incontri clandestini e nelle feste di paese. Nel 1935 si sposò con Frida Bilda ed ebbe una figlia, trovando nella famiglia nuova serenità.

La pace durò poco però perchè nel 1936 il regime nazista organizzò le prime deportazioni di zingari rom e sinti nel campo di concentramento di Dachau.Nello stesso anno fu istituito a Berlino un “Istituto di igiene razziale e biologia etnica” che doveva effettuare ricerche e stabilire l’esatta origine degli zingari. I membri delle etnie nomadi vennero definiti “miscuglio pericoloso di razze deteriorate” , “indegni individui primitivi.” e sottoposti alla sterilizzazione forzata. Anche Trollmann fu costretto a subire questo trattamento.
Nel 1938 per salvare moglie e figlia egli divorziò, in modo che la consorte non portasse più il suo cognome “pericoloso” e riuscì a far fuggire in Francia le due donne. Rimasto in Germania Trollmann andò incontro a un destino da incubo. Fu prima internato in un campo di lavoro e poi arruolato nell’esercito per combattere al fronte. Dopo essere stato ferito potè tornare in Germania, ma fu arrestato e deportato prima nel campo di concentramento di Neuengamme vicino ad Amburgo e poi in quello di Wittenberge. Qui venne riconosciuto da un ex pugile dilettante Emil Cornelius, uno dei kapò del campo che volle un incontro di pugilato con Trollmann. “Rukeli” umiliò facilmente Cornelius, ma la vittoria gli costò la vita. Quest’ultimo, per vendicarsi dell’umiliazione, la sera dopo uccise Trollmann a colpi di badile secondo la testimonianza di un altro internato sopravvissuto.

Nel 2003 la Federazione pugilistica tedesca ha riconsegnato alla figlia di Johan Trollmann, Rita Vowe- Trollmann, il titolo di campione dei medio massimi sottratto al padre nell’incontro “farsa” con Gustav Eder. Nel 2010 in memoria del pugile sinti, è stato inaugurato a Berlino un monumento, un ring interamente dipinto di bianco per ricordare il gesto di sfida di Trollmann che nel suo ultimo incontro si cosparse il corpo di farina. Anche Hannover, la città dove crebbe Rukeli ne ha commemorato il sacrificio dedicandogli una strada: Johan Trollmann Weg.


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