ALEXANDER LANGER IL PIU’ IMPOLITICO DEI POLITICI

di Pancrazio Caponetto – “ Di fronte alla sua morte così prematura, qualcuno ha definito giustamente Alexander Langer ‘il più impolitico dei politici’. Se spesso la politica è anche, se non sempre, ricerca del potere, il suo motto e il suo impegno erano all’opposto: ‘Non per il potere’. “
Con queste parole Marco Boato, leader del Partito ecologista Europa verde ha ricordato Alexander Langer nelle pagine conclusive di un instant book a lui dedicato. Langer era nato a Vipiteno ( Bolzano ) il 22 febbraio 1946. Come molti giovani della sua generazione egli fu protagonista del 1968. In quell’anno si laureò a Firenze in giurisprudenza con il costituzionalista Paolo Barile, iniziò a collaborare con la rivista Il Ponte e visse in prima fila la contestazione degli studenti come militante della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Tornato a Bolzano si impegnò sul fronte dell’antimilitarismo, subendo una denuncia per un volantino di contestazione del cinquantenario della Grande guerra. Nel 1972 si laureò una seconda volta nella facoltà di sociologia di Trento. Successivamente, tra il 1976 e il 1978, fu attivo in Lotta Continua, movimento della Sinistra extraparlamentare, stringendo una salda amicizia con il leader Adriano Sofri.

Nel 1978 insieme a Marco Boato,ai primi gruppi di orientamento ecologista e con l’appoggio del Partito Radicale, Langer diede vita alle liste Nuova Sinistra – Neue Linke aTrento e Bolzano per il rinnovo del Consiglio regionale e dei due Consigli provinciali. Si trattava di liste apertamente miste e bilingue che intendevano contestare la politica di separazione fra i gruppi etnici ( tedesco, italiano e ladino ) voluta dalla provincia di Bolzano e dal governo di Roma.
Contro queste chiusure e contrapposizioni la lista Nuova Sinistra – Neue Linke proponeva – come ha scritto il leader Radicale Gianfranco Spadaccia, in un suo testo recentemente pubblicato ( Il Partito Radicale ) – l’alternativa nonviolenta della convivenza e dell’integrazione.
Alle elezioni del novembre 1978 la lista Nuova Sinistra – Neue Linke, ottenne, nella Provincia di Trento il 4% dei voti ( un consigliere eletto ) e nella Provincia di Bolzano il 3,7% ( un consigliere eletto ). Langer, nel suo primo intervento nel Parlamento provinciale, alternò – ricorda ancora Spadaccia – con perfetto bilinguismo, frasi in italiano e frasi in tedesco.

All’inizio degli anni Ottanta Langer si impegnò in una campagna contro le “ gabbie etniche “, schedature etniche introdotte obbligatoriamente fin dal censimento del 1981, che prevedevano dichiarazioni nominative, da parte dei cittadini sudtirolesi, di appartenenza ad uno dei tre gruppi linguistici riconosciuti ( tedesco, italiano, ladino ). Langer le considera espressioni di “razzismo legale “ voluto da tutte le forze politiche italiane ( dal PCI al PLI ) e austriache.
Egli insieme ad altre migliaia di persone rifiutò di firmare il modulo col quale avrebbe dovuto scegliere il gruppo linguistico di appartenenza, pagando in prima persona per la sua presa di posizione. Infatti il suo trasferimento dalla cattedra di Storia e Filosofia del Liceo di Roma al Liceo classico di lingua tedesca di Bolzano, concesso in un primo tempo, venne revocato dal Ministero su pressione di Sylvius Magnago leader della Sudtiroler Volkspartei, il quale non riteneva Langer un tirolese di madre lingua tedesca in quanto aveva disertato la chiamata etnica obbligatoria del 1981.
Un altro terreno di battaglia politica che vide impegnato Langer fu l’ambientalismo. Egli fu tra i promotori del movimento verde – ecologista italiano. Nel dicembre 1984 fu il relatore più importante della prima assemblea nazionale del Verdi e nel 1986 animò il Convegno internazionale ecologista di Pescara, coniando lo slogan della manifestazione: “ La terra ci è stata solo prestata dai nostri figli “.

In un testo del 1989, dal titolo identico,Langer osserva che la generazione attuale sta mettendo a rischio le condizioni di vita sul pianeta di quelle future. Occorre, pertanto, ridurre questo “impatto generazionale “ rinunciando al trasporto privato, utilizzando fonti energetiche rinnovabili e non energia fossile, per ridurre l’effetto serra e avere minor inquinamento e rischio di malattie.
Con i Verdi Langer venne eletto due volte Parlamentare europeo ( nel 1989 e nel 1994 ). Egli rievocò i primi anni di questa esperienza nell’unico suo libro pubblicato in vita: Vie di pace – Frieden Schliessen ( bilingue ). E’ un testo che individua nel dialogo il mezzo per abbattere i muri, le frontiere, e far incontrare popoli e culture. E’ significativo che Marco Boato, suo compagno fin dai tempi di Lotta Continua, abbia intitolato un suo libro su di lui, Alexander Langer. Costruttore di ponti, proprio a voler sottolineare la fede che Alex ripose, dall’adolescenza fino alla morte, nel dialogo.
Nel 1994 Langer presentò ai colloqui di Dobbiaco, incontri ideati dal sociologo Hans Glauber per discutere di tematiche ambientali, il suo fondamentale testo: La conversione ecologica. Egli osservava che la paura della catastrofe ecologica, il contributo delle analisi scientifiche, le adozioni di leggi e controlli non erano servite ad imprimere un’inversione di rotta necessaria per attuare un modo di vivere rispettoso dell’ambiente, una nuova concezione del benessere. Lo spirito della civiltà gli sembrava ispirato dal motto olimpico “ citius, altius, fortius” ( più veloce,più alto, più forte ); una civiltà dove, scriveva, “l’agonismo e la competizione non sono la nobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana e onnipervadente” “ Se non si radica – aggiungeva – una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in lentius, profundius, suavius (più lento, più profondo, più dolce), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso”.
Al centro dell’impegno politico di Langer come parlamentare europeo vi è stato il problema della ex – Jugoslavia. Nel settembre 1991 partecipò alla Carovana europea di pace promossa dalla “Helsinki Citizens’ Assembly” (un’organizzazione di cittadini dedicata alla pace, alla democrazia e ai diritti umani in Europa ) ed organizzata dall’ “Associazione per la pace” e dall’ARCI italiane – che ha attraversò gran parte della Jugoslavia, partendo da Trieste e da Skopje e concludendosi con una manifestazione finale a Sarajevo, dove, dopo un’assemblea in piazza, una lunga catena umana unì la cattedrale cattolica a quella ortodossa alla moschea ed alla sinagoga.

Nel 1992 fu tra gli animatori del Forum della pace di Verona una sorta di Conferenza di pace dei cittadini dell’ex – Jugoslavia.
Dopo lo scoppio della guerra in Bosnia, Langer si interessò, prima, della situazione della cittadina interetnica di Tuzla, poi del lungo assedio a cui era sottoposta la città di Sarajevo. A Tuzla settanta persone furono uccise da un bombardamento delle milizie serbe e Langer raccolse l’appello del sindaco della cittadina Beslagic che chiedeva all’Europa un intervento contro “ il nuovo fascismo “. Egli pertanto,nel giugno 1995, si recò a Cannes insieme ad un migliaio di manifestanti, dove si svolgeva un vertice di capi di Stato europei, chiedendo al Presidente francese Jacques Chirac un intervento di polizia internazionale in Bosnia.” L’Europa, infatti, muore o rinasce a Sarajevo”, erano queste le parole conclusive dell’appello presentato al presidente Chirac.” Basta con la neutralità tra aggrediti ed aggressori, – invocavano ancora i manifestanti – apriamo le porte dell’Unione europea alla Bosnia, bisogna arrivare ad un punto di svolta!”
Il loro appello cadrà nel vuoto.

Il 3 luglio 1995 Alex Langer si tolse la vita impiccandosi a un albero a Pian dei Giullari, presso Firenze. E’ probabile che alcuni eventi della sua vita abbiano accentuato la depressione di cui da tempo soffriva. Così i suoi compagni Marco Boato e Franco Corleone commentarono il suo gesto estremo. ” Potremmo dire che è una vittima di Sarajevo, di quella guerra che aveva previsto prima che cominciasse e che lui, pacifista, era disposto anche a combattere con le armi. Potremmo anche dire che due mesi fa c’ è stata un’ altra grande mazzata nella vita di Alex: averlo escluso dalla corsa a sindaco di Bolzano perché non aveva dichiarato a quale gruppo etnico apparteneva. Gli erano stati negati i diritti civili, proprio a lui che per la convivenza etnica aveva speso la vita. Potremmo dire anche altre cose perché ogni difficoltà nel mondo diventava la sua e cercava di risolverla. Ma alla fine non avremo mai la risposta al suo suicidio. “
Nell’ ultimo messaggio ritrovato nella sua macchina, Alex ha scritto. “ I pesi mi sono divenuti davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa mia dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. “Venite a me voi che siete stanchi e oberati”. Anche nell’accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”.
Dopo la morte di Alex, l’allora Arcivescovo Loris Capovilla scrisse a sua moglie Valeria: “ Per chi lo ha amato, questa è l’ora del silenzio. Per chi dissentiva dalle sue scelte, è l’ora del discernimento. Per chi crede possibile muoversi verso una convivenza più umana, è l’ora della gratitudine. Alex ha studiato, operato, servito proprio per questo. Mi inchino dinanzi a lui. Chiedo a Dio di accoglierlo nella sua Casa e di collocarlo, a nostro conforto, come una stella nel firmamento. Alex appartiene alla schiera degli eletti che non muoiono. Sono certo di re-incontrarlo”.

Gli scritti di Alexander Langer si possono leggere sul sito della Fondazione a lui dedicata: www.alexanderlanger.org


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