AUGUSTO MASETTI, IL SOLDATO CHE DISSE NO ALLA GUERRA

di Pancrazio Caponetto / “ La mia lotta contro la guerra cominciò con la mia vita da ragazzo, quando cominciai ad aderire all’anarchia e gli anarchici erano quelli che si battevano di più, e quasi sempre da soli, contro il nazionalismo, l’interventismo, contro la monarchia e il militarismo. Il 30 ottobre 1911, verso le 6 di mattina, il tenente colonnello Stroppa, del 35° Reggimento Fanteria, fece l’adunata di tutti i soldati nel cortile della caserma. Io ero soldato della 10° Compagnia e nel cortile mi trovai nella seconda fila; le fila erano tre, di circa cento soldati l’una. Il colonnello fece un discorso a favore della guerra contro la Turchia e disse che dovevamo andare in Africa a combattere per la patria. Io allora appoggiai la canna del fucile sulla spalla del soldato che era davanti a me, mirai al petto del colonnello e lo colpii, poi ricaricai il fucile per sparare un altro colpo, ma non feci in tempo perché vennero dei sottufficiali e cominciarono a legarmi come un salame. Io mi misi a gridare a tutta forza: ‘Abbasso la guerra, evviva l’anarchia, soldati ribellatevi, vendicate i nostri fratelli morti in Tripolitania !’”

Così Augusto Masetti ricordava, in una testimonianza del 1965 rilasciata allo storico Luciano Bergozini, l’episodio che lo vide protagonista il 30 ottobre 1911.
Augusto Masetti era nato a Sala bolognese nell’aprile del 1888 da una famiglia contadina e di mestiere faceva il muratore. Iniziò ad occuparsi di politica frequentando la Camera del lavoro locale, militando come attivista sindacale della Lega dei muratori, coltivando l’amicizia dell’anarchico Armando Borghi ( che lo ricorderà come “un bravo attivista sindacale e per gli anarchici un ottimo simpatizzante “ ) e distribuendo numeri del giornale antimilitarista “ Rompete le file ! “
Tra il 1909 e il 1910 svolse un primo periodo di leva militare. Nell’aprile del 1911, rimasto disoccupato, si recò in Francia dove lavorò come operaio. Dopo il rientro in Italia, nell’agosto dello stesso anno, venne richiamato alle armi ed assegnato alla settima compagnia del 35° reggimento di fanteria destinato a partire per la Libia per combattere nella guerra italo – turca. Il 30 ottobre 1911, come si è detto, Masetti, nella caserma Cialdini di Bologna fu protagonista di quel gesto di rivolta antimilitarista che segnò tutta la sua vita.\

Gli anarchici bolognesi si schierarono subito al suo fianco. Il periodico settimanale “ L’Agitatore “ uscì clandestinamente con un titolo della sindacalista rivoluzionaria Maria Rygier : “ Nel delitto della guerra lampeggia la rivolta proletaria. “
Nell’Emilia – Romagna l’opposizione di sindacati e forze politiche all ‘impresa libica era molto diffusa. In una riunione congiunta della direzione del Partito Socialista, di quella della Camera Generale del Lavoro e del gruppo parlamentare del PSI, tenutasi a Bologna nel settembre 1911, fu deciso di indire un giorno di sciopero generale di protesta. In Romagna lo sciopero durò due giorni e fu accompagnato da violente manifestazioni contro la guerra in cui si segnalarono il giovane socialista Benito Mussolini e il repubblicano Pietro Nenni. Il gesto di Masetti, dunque, si iscrive in un clima politico – sociale di forti tensioni che preludono alle agitazioni rivoluzionarie della settimana rossa.
Inizialmente le autorità militari che indagarono sull’accaduto seguirono la pista del complotto pensando che il grido di Masetti, “ soldati ribellatevi “, fosse rivolto a suoi complici. Successivamente la pista venne messa da parte preferendo trattare l’episodio come un gesto isolato di una persona con disturbi mentali, al fine di evitare la diffusione tra i soldati delle idee antimilitariste.

Masetti venne condotto nelle carceri di Venezia e fu denunciato al Tribunale militare per insubordinazione. Nei primi interrogatori egli non rispose alle domande o lo fece in modo inconcludente o sostenendo di non ricordare più quanto accaduto. Un medico chiamato a visitarlo, scrisse nel rapporto del 5 novembre 1911, che vi era in lui “ un ‘eredità neuropatica” dal lato materno e che, se pure “dotato di sentimenti retti nelle relazioni normali della vita, diveniva in tutta probabilità un impulsivo sotto l’azione di stimolanti cerebrali quali l’alcool ed i patemi d’animo”. Pertanto il procedimento del Tribunale militare venne sospeso e,trasferito al manicomio giudiziario di Reggio Emilia, Masetti venne sottoposto a perizia psichiatrica.
Nel nuovo rapporto degli psichiatri, del 15 febbraio 1912, si dichiarava che Masetti aveva agito “in istato di morboso furore” causato da “un acuto stimolo passionale”. L’origine della sua irresponsabilità veniva considerata ereditaria e destinata a non sparire mai, tanto da farlo ritenere sempre “in istato di anormale sensibilità alle azioni squilibratici” e “irriducibilmente inadatto alla regolare convivenza sociale e permanentemente pericoloso a se stesso e agli altri”. Nel marzo dello stesso anno la Commissione di inchiesta del Tribunale militare di Venezia dichiarò il non luogo a procedere nei confronti di Masetti, che venne internato nel manicomio giudiziario di Reggio Emilia prima, e di Montelupo poi, per essere trasferito successivamente, nel 1914, nel manicomio civile di Imola .
Queste vicende medico – giudiziarie furono accompagnate dalla mobilitazione popolare a sostegno del soldato anarchico. Se ne fecero interpreti il giornale antimilitarista “ Rompete le fila ! “ e un comitato nazionale “pro Masetti “ di cui fu segretaria Maria Rygier. Masetti divenne un simbolo per la sinistra rivoluzionaria ostile all’impresa libica e a tutte le guerre imperialiste. Proprio grazie a queste mobilitazioni, egli ottenne, come detto, il trasferimento nel manicomio civile di Imola. Non appagati da questo risultato, gli anarchici spingevano perchè Masetti fosse dichiarato socialmente non pericoloso e liberato dal manicomio.
Durante la settimana rossa e con lo scoppio della prima guerra mondiale ( 1914 – 1915 ), Masetti tornò ad essere il punto di riferimento del fronte antimilitarista. Pertanto nel nuovo clima di forti agitazioni, il soldato anarchico venne di nuovo considerato, come recitava una seconda perizia psichiatrica, “infermo di mente ed elemento pericoloso per gli altri.”

Nel 1919 una svolta: Masetti venne affidato a una famiglia imolese di amici, potè tornare a lavorare come muratore e trovare, negli anni seguenti, una compagna dalla quale avrà tre figli. Nel 1932 una terza perizia psichiatrica lo liberò definitivamente dal manicomio.
Nella sua nuova vita Masetti rimase fedele alle sue idee antimilitariste. Nel 1935, in pieno regime fascista, manifestò la sua avversione alla guerra d’Etiopia, dichiarando al sindacato fascista di essere un lavoratore per la pace e la famiglia e contro la guerra. Condotto nelle carceri di Bologna venne condannato a cinque anni di confino a Thiesi in provincia di Sassari. Tornò a Imola solo nel maggio 1940.
Ma neanche questa volta le autorità riuscirono a spegnere lo slancio ideale, la lotta personale di Masetti contro il potere, l’ingiustizia e le guerre. Dopo la caduta del fascismo e durante l’occupazione nazista egli si rese protagonista di una serie di gesti, di azioni di resistenza, di lotta contro l’oppressione.
Nel luglio del ’43 intervenne con i suoi arnesi da lavoro sui bassorilievi della casa del fascio di Imola, staccò la testa ai soldati e troncò le mani delle figure che impugnavano i fasci littori. Quando giunsero a Imola le truppe naziste, Masetti finì sulla lista degli individui più pericolosi e finì nelle carceri di Bologna per qualche settimana.Tuttavia le autorità nazifasciste preferirono considerare le sue proteste gesti di uno squilibrato e non infierirono su di lui, temendo probabilmente il seguito di cui godeva nella comunità imolese.Infatti nel settembre del ’44, quando egli seppe della morte del figlio partigiano e si recò alla sede della milizia fascista scrivendo sul muro di fronte, “ assassini e vigliacchi “, venne lasciato stare.
Girava per Imola con la sua bicicletta, il pennello e la vernice e quando poteva lasciava le sue scritte contro il fascismo.
Nel dopoguerra, tra gli anni ’50 e ’60, partecipò appassionatamente alle lotte per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare e venne considerato dagli attivisti il primo “obiettore totale “.
Augusto Masetti morì a Imola il 3 marzo 1966.

Su youtube si può vedere una breve intervista ad Augusto Masetti, fatta nel 1964, dal giornalista Sergio Zavoli.

Una lapide, posta dalle antimilitariste e dagli antimilitaristi, che ricorda Augusto Masetti si trova a Bologna in via Castefidardo


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