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IL PASQUINO IN ESTASI DI CELIO SECONDO CURIONE

di Pancrazio Caponetto – ” Libello clandestino e assolutamente proibito, il Pasquino aggrediva la Chiesa con argomenti duri e fortemente ‘anticlericali’, e per questo piacque molto: era un libro «qual discovera tutte le magagne de frati, preti e del papa»,si diceva nei gruppi ereticali dell’Istria. Diffusissimo ovunque, è un libro che si ritrova in quasi tutti i processi subiti da eretici italiani dagli anni Quaranta agli anni Ottanta del Cinquecento.

Circolava in ambienti intellettuali raffinati …, ma anche tra ecclesiastici, artigiani,borghesi e soldati delle città italiane, come una sorta di best seller clandestino.”

Con queste parole, contenute nel primo volume del Dizionario storico dell’inquisizione, la Prof.ssa Susanna Peyronel Rambaldi ricordava il contenuto e l’ampia diffusione del Pasquino in estasi, libro di Celio Secondo Curione, ” uno dei più grandi umanisti europei del Cinquecento” ( Salvatore Caponetto, La Riforma protestante nell’Italia del Cinquecento, Claudiana, Torino, 1997 ).

Curione era nato a Ciriè ( prov. di Torino ) il I° maggio 1503, da una famiglia della nobiltà piemontese. Dotato di una di una cultura di stampo umanistico e giuridico, iniziò presto ad interessarsi agli scritti dei pensatori della Riforma ( Lutero, Zwingli, Melantone ) e pertanto fu imprigionato dal Vescovo di Ivrea e messo in convento. Riuscì a fuggire e vagò a lungo per l’Italia, trovando poi una sistemazione come insegnante a Racconigi, ma anche qui fu denunciato per le sue idee eterodosse e finì nelle carceri dell’Inquisizione da cui ancora una volta scappò.

Tra il 1536 e il 1537 riprese l’insegnamento a Pavia. Qui entrò in contatto con un gruppo di agostiniani, in prima fila sul fronte del dissenso religioso, tra questi Agostino Mainardi, Priore del convento di S.Agostino a Pavia, “teologo non meno santo che dotto”. Ma essendosi fatta pesante la morsa dell’Inquisizione ( che arrestò molti dei suoi devoti allievi ), Curione lasciò Pavia nel 1539, recandosi nella più libera Venezia. Qui compose due importanti opere: Araneus ( Elogio del ragno ), in cui fondeva la sue idee di natura umanistico – filosofica con le posizione religiose del riformatore Zwingli, e Il Pasquino in estasi, il suo lavoro più famoso.
Il Pasquino era una delle cosiddette statue parlanti di Roma. A partire dal pontificato di Leone X ( 1513 – 1521 ) cominciarono ad apparire al collo della statua scritte e manifesti satirici ( inizialmente in latino in seguito in italiano e in dialetto romanesco, talvolta opera di rimatori famosi, come Pietro Aretino ) che colpivano il potere dei papi. L’opera di Curione è costruita come un dialogo tra Pasquino e Marforio un’altra famosa statua parlante romana.

Al genere della pasquinata a sfondo riformato, Curione aggiunse alcune novità come il tema del viaggio nell’aldilà e il motivo dell’estasi, una visione prodotta per arte magica . Egli infatti immagina che la statua di Pasquino, trasformata in un essere umano caduto in estasi, sia accompagnata da un angelo in un viaggio verso il Paradiso. In questo spazio extraterrestre esistono due cieli posti agli antipodi spirituali e topografici: In uno dei cieli “ è asceso Cristo partendosi dal mondo, dal quale descenderà accompagnato dagli angeli a giudicare il mondo” . L’altro cielo “ è stato di poi fabbricato per man de’ Papi e d’uomini che avevano poca architettura.”
Dunque il cielo di Dio e il cielo dei Papi e il viaggio di Pasquino inizia proprio da quest’ultimo spazio.

Nel cielo dei Papi vi era una grande città piena di torri e la sua forma era “come di Babilonia.” Su una di queste grandi torri era scolpita la Donazione di Costantino insieme ad altri “trofei” dei Papi con i quali “a poco a poco si han messo sotto i re e gl’ imperatori, e gli hanno accostumati a basciarsi i piedi.”

Il riferimento alla Donazione di Costantino, il documento falso sul quale i Papi avevano costruito il loro potere, ci fa subito capire che l’intento di Curione era quello di svelare gli inganni, le malefatte dei pontefici e la corruzione dominante nella Chiesa cattolica. Quattro mura infatti sostengono le fondamenta della città dei Papi: “ Il primo era detto Superstizione, il secondo Persuasione, il terzo Ignoranza, il quarto Ipocrisia. “

Costante è in Curione la contrapposizione tra la parola di Cristo, contenuta nel Vangelo e la religione vissuta dal clero cattolico. Nei tempi passati, egli scrive, “ dormendo le lettere e i buoni studii” tutti i cristiani consideravano i frati “nepoti di Dio”. Stimavano più i loro precetti che quelli di Dio e non conoscevano Cristo come ci è mostrato dal Vangelo, che i frati “tenevano prigione”. “ E così maneggiando essi soli il libro de la pace e de la libertà, il volgo si pensava che essi cavassero tutte le cose da questo libro, et essi, con maledette buggie cavate di qua e di là e con orrendi miracoli e con purgatori finti e sognati, tenevano i poveri popoli in tanto timore e stupore, che erano astretti a credere tutte le loro scelerate baie bugie. “ E in tempi in cui il Vangelo stava “risuscitando”, veniva cioè posto a base della fede dai movimenti riformati, i frati pensavano “ nuove foggie di mascherate per poter sotto quelle gli sciocconi del mondo tener gabbati e sottoposti a lor diabolica e puzzolente religione.” Cristo – scrive Curione – “ non ha comandato queste fratarie “, ma ha indicato due soli precetti necessari alla salvezza degli uomini: amare Dio e il prossimo. “ Se noi seguiamo la regola di Cristo – aggiunge – tutti siamo fratelli…tutti andiamo in un medesimo abito che è la carità; tutti siamo di una medesima natura, cioè mansueti e umili di cuore…” Viene esposto così il motivo centrale della Riforma: la salvezza gratuita per mezzo della fede. La fede in Cristo distrugge il mercimonio delle indulgenze e l’invenzione pretesca del purgatorio: “ Per la parola di Dio tu non troverai altro purgatorio che il sangue di Cristo; per il quale solo tutti i peccati sono perdonati perfettamente, e però grandissimo è il peccato di coloro che dicono essere altro purgatorio, e grandissima e dannosissima la sciocchezza è di coloro che ‘l credono.” La pratica secolare delle indulgenze concepita dalla Chiesa per la purificazione delle anime dei morti viene pertanto considerata peccaminosa.

Aspra anche la polemica di Curione contro il culto dei santi. Esso nasce dal preferire l’uomo a Dio e nel credere “ che un uomo abbia più misericordia e possa più che Cristo, al quale la Scrittura dice che Dio ha dato ogni potestà in cielo e in terra , et è tutto misericordia…Qual inescusabil sciocchezza è adunque quella di coloro che voglion aver per mezzani certi santi che non sanno pur se siano in cielo,anzi è da creder che siano ne le braccia del diavolo…”.

Le frecciate satiriche di Curione colpivano anche i tentativi della Chiesa romana di condizionare i potenti della terra. Egli immaginava nel cielo dei Papi “una gran sala “ dove era “congregato un consiglio di tutte le sorti di santi “ per deliberare intorno ai sovrani d’ Europa.

Quanto al re di Francia Francesco I, si stabilì di allontanarlo dalla passione per le lettere perchè “lo studiar fa l’uomo eretico”: “ E perciò deliberarono ch’ei si desse a la caccia, al sonno a le dame…più tosto che a metter in piede Academie .”

Il re d’Inghilterra, Enrico VIII, essendo di continuo “impedito in far e disfar nuove nozze e nuove spose, non pensavano ch’ei dovesse dar loro più danno di quello che ha loro dato. “

Il consiglio, inoltre decideva che che tutte le famiglie principali italiane avessero un cardinale per “ritenere” questa nazione “ne la lor divozione “. Ma soprattutto si desiderava che vi fossero quattro o cinque cardinali veneziani fedeli alla Chiesa romana capaci di limitare la tradizionale autonomia del Senato della Repubblica. Il consiglio vedendo “ la prudenzia, l’accortezza e la destrezza di quel Senato nel governo de’ suoi popoli “, dubita molto che, “ essendo così amator della verità, s’ei si desse a la lezzione de l’ Evangelio, che è la istessa verità, tutta la Italia fusse per imitarlo e seguitarlo.”

Terminato il viaggio nel cielo dei Papi, Pasquino inizia la sua ascesa verso il cielo di Dio, il Paradiso propriamente detto. Prima di giungervi egli si fermerà nel cielo di Mercurio dove Curione immagina l’incontro con il grande umanista Erasmo da Rotterdam, raffigurato con due corna di cervo sulla testa e una borsa piena di scudi ai piedi. “ Le corna di cervo significavano la timidità e la borsa l’avarizia, le quali due cose furono in lui, mentre visse. “ Egli inoltre “ andava di continuo girando, e mò era coi piedi in giù, e mò col capo, secondo il soffiar del vento. “

Si tratta di un evidente ritratto satirico del grande umanista che anticipò molte idee della Riforma ma non prese mai una decisa posizione contro la Chiesa di Roma. Curione lo pone tra il cielo dei Papi e il cielo di Dio, “ perchè da la timidità e da la avarizia egli era mò girato in questa parte , mò in quella, tal che non si seppe mai, né dai suoi scritti si può sapere, s’ei si appressasse più al ciel divino o al papistico.”

Lasciato il cielo di Mercurio,l’ascesa di Pasquino prosegue per gli altri cieli. E’ un’esperienza che consente di contemplare Dio nelle cose da lui create e meravigliosamente ordinate. Questa è “ la vera filosofia, anzi teologia, a cercar la bontà, la possanza e la misericordia di Dio per il mezzo delle cose da lui create. E perciò non è meraviglia se i fratazzi e i lor seguaci, che l’voglion contemplare in un legno, o in una pietra, o in una pittura , nol conoscono.” Evidentemente per Curione,cercare Dio nelle immagini o negli oggetti di culto, allontana dalla divinità e può favorire l’idolatria, la superstizione.

Infine l’ultima parte del dialogo narra l’arrivo di Pasquino nell’Empireo, dove è la città di Dio. Curione descrive questa regione celeste ispirandosi all’Apocalisse di San Giovanni. Pasquino ha una visione di Dio assiso in trono affiancato dal Cristo che ha i sette sigilli, cioè la potestà su tutte le cose. Essi sono circondati da un milione di santi che in perpetuo cantano, suonano e lodano il Signore che ha “ usato misericordia al mondo per il sangue di Cristo.”

In questa città non vi è alcuna delle cose che sono nel “papistico cielo”. Non vi è ambizione né invidia ma fede, carità e umiltà conducono al trono di Dio. Non vi sono né mura, né fosse, né argini, né ripari, non vi è pericolo alcuno, ogni cosa è piena di sicurezza perchè il Signore “ vede il tutto e ha a man dritta moltissime migliaia di angeli, apparecchiati ai suoi comandamenti.”

La città di Dio, inoltre ha la sua regina. Essa è la Chiesa, la sposa di Cristo. Cristo è anche “solo avocato, giusto e ordinato da Dio padre…per aver misericordia de i peccatori…Esso solo governa il tutto. I santi non si impacciano de le cose nostre, ma tutti d’un volere attendono a lodar Cristo in eterno.”

Con queste lodi a Cristo che è la via, la verità e la vita, termina, “ dopo lungo mirare”, il viaggio di Pasquino nella città di Dio.


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