IL VOLO ANTIFASCISTA DI LAURO DE BOSIS

Di Pancrazio Caponetto – “Non tutta l’Italia ha dimenticato la libertà…. Questa è una guerra civile e la RAF in occasione del suo anniversario può annoverare nella sua ideale brigata internazionale… un nobile giovane poeta e aviatore italiano, Lauro de Bosis, uno dei primi nella Resistenza alla minaccia contro l’Europa, che nell’Ottobre 1931 partì da Marsiglia in aereo per diffondere parole di libertà su Roma; e di cui nessuno seppe più nulla…

“Fintanto che la causa della libertà produrrà uomini di questa tempra che dedicano la loro fede e il loro coraggio contro l’incommensurabile malvagità dei tiranni, la liberazione della civiltà e il trionfo della pace sono garantiti. Essi non hanno bisogno dell’aureola della leggenda per far meditare gli uomini: il nudo resoconto delle loro gesta ispira le menti alla risoluzione”

Così il “ The times literary supplement” di Londra, in un articolo del 1943 dedicato agli eroi dell’aviazione mondiale, ricordava Lauro de Bosis e la sua impresa, il volo su Roma dal quale non fece più ritorno.

Lauro de Bosis era nato a Roma nel dicembre del 1901. Il padre Adolfo era poeta e fondatore della rivista letteraria “Il convito”, periodico di riferimento del decadentismo italiano, che aveva tra i suoi collaboratori Pascoli e D’Annunzio. L’ambiente familiare influenzò profondamente Lauro che dopo gli studi liceali e la laurea in chimica ( 1922 ) si dedicò all’attività letteraria componendo versi ispirati all’opera di D’annunzio e, successivamente, impegnandosi in traduzioni dei tragici greci . In questo periodo la poesia e la letteratura assorbivano interamente la sua vita e pertanto egli rimase lontano dalla politica manifestando solo qualche simpatia per il nascente fascismo visto come un movimento che ridava valore alla nazione.

Nel 1924 si recò negli Stati Uniti d’America, nazione d’origine della madre, invitato dalla Italy America Society, per tenere un ciclo di lezioni di divulgazione della cultura italiana. Da allora in poi gli USA divennero sua residenza abituale. Qui iniziò a maturare una posizione critica verso il fascismo colpito dalla morte di antifascisti come Piero Gobetti e Giovanni Amendola, vittime della repressione del regime. Anche la produzione letteraria di de Bosis inizia a presentare tracce della nuova posizione politica. Nel 1927 , pubblica infatti la traduzione di una tragedia greca ( Antigone ) e un dramma in versi ( Icaro ) . Entrambi i lavori si possono considerare inni alla libertà, alla rivolta morale di fronte al regime fascista che iniziava la sua svolta apertamente autoritaria.
Nel 1928 gli fu offerto il ruolo di segretario della società “ Italia – America “, nata per coltivare i buoni rapporti tra i due paesi ma trasformatasi progressivamente in organo di propaganda del fascismo. De Bosis accettò con molte riserve in quanto maturava sempre più forte in lui una posizione politica di convinto antifascista pronto anche all’azione contro il regime. Da una testimonianza di Gaetano Salvemini, esule antifascista negli USA, sappiamo che nel 1929 de Bosis aveva pensato a un volo su Roma che esortasse in qualche maniera gli italiani a porre fine alla loro schiavitù.

Nel 1930 egli tornò in Italia e diede vita a un gruppo di opposizione clandestina denominato “Alleanza nazionale “, costituito insieme allo storico Mario Vinciguerra, e ad altri patrioti come Umberto Zanotti Bianco, Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, il banchiere Romolo Ferlosio e il padre Enrico Rosa collaboratore della rivista “Civiltà cattolica “. Così Gaetano Salvemini, in una sua testimonianza, ricorda le finalità del gruppo antifascista fondato da de Bosis.: “ L’“Alleanza Nazionale” intendeva servire come terreno d’intesa per chiunque volesse combattere il fascismo stringendosi intorno al Quirinale e al Vaticano.” Per de Bosis non bisognava lasciare ai soli comunisti il compito di lottare contro il fascismo, dovevano essere le forze moderate e liberali a spingere monarchia e papato ad opporsi al regime.

De Bosis iniziò la sua lotta diffondendo via posta scritti ciclostilati che attaccavano apertamente il regime fascista. ” Nel giugno 1930, – ricorda de Bosis – io cominciai a far circolare delle lettere bimensili, di carattere strettamente costituzionale, sulla necessità che tutte le persone d’ordine venissero a una qualche intesa tra loro per il giorno il cui il fascismo sarebbe crollato. …le lettere, secondo il principio della catena,cominciarono a circolare a migliaia. Per cinque mesi, riuscii a compiere questo lavoro da solo, spedendo ogni quindici giorni seicento lettere firmate l’“Alleanza nazionale”, con la preghiera che ogni persona che le riceveva ne facesse a sua volta sei copie.”

Nell’ottobre del 1930, mentre Lauro sia accingeva a tornare in America, sua madre, Mario Vinciguerra e il pubblicista Renzo Rendi che avevano collaborato al suo progetto di diffusione di testi antifascisti, vennero arrestati. Nel processo davanti al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, Vinciguerra e Rendi vennero condannati a quindici anni, la madre di Lauro fu assolta avendo scritto, su consiglio dell’avvocato, una lettera di sottomissione a Mussolini che venne letta nel processo insieme a un testo in cui de Bosis, costretto dall’ambasciatore italiano negli USA, dichiarava fedeltà al regime.

A Parigi, dove si era rifugiato, L.auro apprese della condanna dei suoi due amici e delle circostanze in cui si era svolto il processo. Per reagire agli eventi riprese la sua lotta antifascista traducendo in inglese i manifesti dell’Alleanza nazionale nell’opuscolo The “Alleanza nazionale”: documents of the Second Italian Risorgimento, ma soprattutto iniziando a maturare un gesto clamoroso : un volo su Roma con lancio di volantini per invitare il Re e il popolo italiano a reagire contro il fascismo.
Negli ambienti degli esuli antifascisti le idee di de Bosis sul Re e sul Papa come argini contro il regime di Mussolini, trovavano scarso credito viste le responsabilità della monarchia nell’ascesa del fascismo e i Patti lateranensi stretti tra papato e il Duce. Ecco come Gaetano Salvemini ricorda le discussioni con Lauro su questi temi :
“ Naturalmente discutevamo sulla monarchia e sul Vaticano, e discutevamo a perdita di fiato. Il dissenso politico era sul metodo più che sulla sostanza. Lauro era giunto alla conclusione che in ultima istanza una repubblica era diventata oramai inevitabile in Italia, ma per il passaggio dal dispotismo fascista alla repubblica riteneva probabilmente necessaria la fase intermedia di una monarchia costituzionale, grazie alla quale il paese avesse un minimo di libertà, che gli permettesse di cercare a ragion veduta la sua strada. Un rovesciamento del regime fascista non poteva avvenire senza la cooperazione della monarchia e dell’esercito.”

Nel frattempo l’idea del volo antifascista su Roma iniziava a prendere corpo. Finanziarono l’impresa il redattore capo del quotidiano liberale di Bruxelles, Le soir, d’Arsac e il dottor Sica , medico italiano che viveva a Londra. In Francia prima, in Inghilterra poi, de Bosis iniziò ad imparare l’uso dell’aeroplano. Sempre in Inghilterra venne acquistato un velivolo e furono stampati i manifesti da lanciare su Roma. Al primo tentativo l’impresa fallì: l’aeroplano atterrando in Corsica, luogo scelto come base di partenza, si spezzò un’ ala e i manifesti si sparpagliarono sulla pista. “ Occorreva una forza di volontà sovrumana per ricominciare da capo. Lauro ricominciò”, ricorda Gaetano Salvemini. De Bosis, sotto falso nome, si recò in Germania per comprare un nuovo aeroplano e far stampare nuovamente i manifesti. Ai primi di ottobre l’aereo giunse in Francia a Cannes, per passare poi all’aeroporto di Marignano, presso Marsiglia. Prima di partire Lauro stese un testo Storia della mia morte, suo testamento spirituale e manifesto delle ragioni politiche dell’impresa.

“ Io sono convinto – scriveva de Bosis – che il fascismo non cadrà se prima non si troveranno una ventina di giovani che sacrifichino la loro vita per spronare l’animo degli italiani. Mentre, durante il Risorgimento, i giovani pronti a dar la vita si contavano a migliaia,oggi ce ne sono assai pochi. Non è che il coraggio e la fede siano in loro minori che nei loro padri. Gli è piuttosto che nessuno prende il fascismo sul serio. Tutti,cominciando dai suoi stessi capi, si aspettano una fine prossima, e sembra sproporzionato dar la vita per far finire una cosa che crollerà da sé. È un errore.
Bisogna morire. Spero che, dopo di me, molti altri seguiranno, e riusciranno infine a scuotere l’opinione pubblica.”

Partito da Marsiglia introno alle 15.00, de Bosis arrivò alle 20.00 nel cielo di Roma e lanciò sul centro della città e sull’aeroporto, 400.000 manifestini e alcune copie del libro dello storico inglese Bolton King, Il fascismo in Italia,

Ecco il ricordo dell’impresa nelle parole di Gaetano Salvemini: “ Fu uno spettacolo di abilità e di coraggio che riempì di ammirazione e trepidazione chi ne fu testimone. Le strade della città in cui i manifestini cadevano furono tutte in subbuglio. La gente leggeva e passava i fogli di mano in mano.
“Era come vivere in un mondo nuovo, qualcosa che non si era mai sentito per anni”. “

I testi dei manifesti lanciati da de Bosis su Roma sono contenuti nel suo Storia della mia morte .

Nel primo si denuncia ai cittadini italiani la natura autoritaria, bellicista e corrotta del regime di Mussolini: “ Accampato tra voi, come una guarnigione straniera, il fascismo oltre a corrompere le vostre anime, distrugge le vostre sostanze: paralizza la vita economica del paese,sprofonda miliardi per preparare la guerra e per tenervi oppressi, lascia ingigantire tutte le spese rimaste senza il vostro controllo ed abbandona il paese alla rapacità dei suoi gerarchi famelici.”

Il secondo era una sorta di decalogo, conteneva dieci azioni che ogni singolo cittadino poteva fare per “per preparare un’Italia libera “. Fra queste: non assistere a cerimonie fasciste; non comprare i giornali, fonti di propaganda del regime; non rendere ossequio al fascismo; diffondere le circolari dell’Alleanza nazionale.

Il terzo era un appello al Re affinchè mantenesse fede al giuramento di fedeltà alla Costituzione e impedisse che il fascismo la calpestasse.
“ Molti hanno perso fede nella Monarchia – si legge nel manifesto – . Non fate che il loro numero cresca. Non fate che il popolo italiano, seguendo l’esempio di quello spagnuolo Vi giudichi responsabile dell’oppressione. Come può seguitare ad avere fede in Voi se i migliori tra noi vengono puniti per questa fede come se fosse il peggior dei delitti, e ciò vien fatto nel Vostro nome? “

Il volo su Roma di lauro de Bosis durò circa mezz’ora e prese di sorpresa l’aviazione del regime che pur mettendosi alla caccia del suo areo non riuscì ad intercettarlo. Intanto a terra Polizia e Carabinieri perlustravano la città in cerca dei manifestini lanciati e per prevenire possibili manifestazioni.
Dal volo su Roma Lauro non fece più ritorno. Evidentemente la benzina nei serbatoi dell’aereo non era sufficiente per riportarlo in Francia. Il suo aereo si è perso nella notte nelle acque del Mediterraneo e di lui non si è saputo più nulla.

“ Nel 1931 -ha scritto Gaetano Salvemini – la voce di Lauro de Bosis cadde nel deserto. Il suo sacrificio fu vano. Fu vano? Un atto di eroismo non va mai perduto. Chi muore per un ideale non sa quel che succederà alle speranze del suo cuore. Obbedisce all’appello del dovere. “La voce del mio cor per l’aria sento”.. Sarà quel che sarà. Altri ripresero il lavoro di Lauro dove lui dove’ arrestarsi. Quale lunga schiera di lottatori e di martiri! Senza tanta preparazione e tanti sacrifici gli eroismi dei patrioti italiani nella guerra di liberazione non sarebbero stati possibili dopo il settembre 1943. Altri mieterono dove lui seminò. “


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