Condono edilizio, correzioni sprint. Si prepara il decreto
di Giorgio Santilli
Il Governo
minimizza gli effetti sui conti pubblici delle sentenze costituzionali sul
condono edilizio. E ” per incassare la prima rata dell’oblazione entro fine anno
e registrare nella competenza 2004 l’intero gettito della sanatoria ” si
appresta a varare al più presto il decreto legge che corregga l’articolo 32 del
decreto legge 269 secondo le indicazioni della Consulta.
La parziale illegittimità della sanatoria dichiarata dalla Corte costituzionale
consente infatti all’Esecutivo di salvare ancora il gettito previsto nei conti
2004, che ” dicono al Ministero dell’Economia ” anche nella realtà non sarà
lontano dai 3,6 miliardi previsti. Nessuna falla, dunque, nei conti 2004 in
termini di competenza, sostiene il Tesoro, anche se la riapertura dei termini
imposta dalla Consulta e la rateizzazione dell’oblazione farà slittare al 2005
parte del flusso di cassa.
A confermare la lettura dello scampato pericolo e la previsione ottimistica del
Governo per il gettito futuro c’è una dichiarazione di Roberto Maroni
all’agenzia di stampa Apcom. «Il rischio ” ha detto il ministro del Welfare ”
era che la Consulta decidesse che il Governo non è competente, e allora il
condono cadeva totalmente. Ma la Corte ha riconosciuto la legittinmità dei
presupposti della legge, cosa che le Regioni contestavano». Maroni ha poi
confermato che Tremonti «ha detto di no» quando gli è stato chiesto se la
sentenza portasse effetti sul gettito.
Il decreto legge di correzione dell’articolo 32 potrebbe andare all’esame del
Consiglio dei ministri già sabato prossimo, con il "pacchetto manovra". In
effeti, la scrittura del decreto legge non dovrebbe comportare particolari
problemi, visto che il provvedimento lo ha in sostanza scritto la stessa
Consulta, indicando puntualmente le prerogative che vanno riconosciute alle
leggi regionali e le sette correzioni da apportare all’articolo 32.
Non ci sono margini, quindi, per il Governo, per comprimere gli spazi alle
Regioni in materia, per esempio, di tipologie di abusi ammesse a sanatoria. E,
in termini di gettito, la questione più critica sarà per il Governo proprio la
facoltà riconosciuta alle singole Regioni di escludere le nuove costruzioni
abusive dal perimetro degli immobili sanabili o di ridurre le volumetrie
condonabili. In sostanza, tutte le Regioni di centro-sinistra, compresa la
Campania, hanno finora riconfermato che la sanatoria amministrativa riguarderà
soltanto i piccoli abusi compatibili con gli strumenti urbanistici, con
l’esclusione di nuove costruzioni e abusi in aree vincolate.
Quel che il Governo dovrà certamente fare con il decreto legge è fissare i
termini delle due scadenze che la Consulta ha imposto di riaprire: quello per il
varo delle leggi regionali e quello per la presentazione della domanda di
condono ai Comuni. Legato a questo secondo termine c’è anche quello del
versamento della prima rata dell’oblazione, mentre "salta" il termine per il
versamento della prima rata dell’anticipazione degli oneri concessori, che
spetta alle Regioni determinare.
E’ probabile comunque che il Governo decida di fissare il «congruo termine» per
l’approvazione delle leggi regionali al 30 settembre o al 15 ottobre e quello
per la domanda di condono al 30 novembre. Prime indiscrezioni tutte da
verificare, ma che risulterebbero compatibili con l’obiettivo prioritario di
arrivare all’incasso prima della fine dell’anno.
L’unica questione non esplicitamente richiesta dalla Consulta su cui il decreto
legge potrebbe dare un contributo interpretativo è quello del destino delle
domande di sanatoria già presentate. Sarebbe forse legittimo per il Governo
"invitare" le Regioni a inserire nelle proprie leggi norme che sanino
integralmente le domande già presentate, anche nel caso le norme regionali
risultassero più restrittive (si vedano anche gli articoli qui sotto).
Presto la palla tornerà quindi alle Regioni. Quelle di centro-sinistra hanno
continuato ieri a cantare vittoria. Riccardo Illy, presidente del
Friutli-Venezia Giulia ha detto che ci sono nella sentenza della Consulta
«alcuni aspetti molto coerenti con la posizione delle Regioni». Anche il
presidente delle Marche, Vito D’Ambrosio, rileva che la Consulta «indica
chiaramente i limiti della generalizzata sanatoria edilizia» e sostiene che «si
apre un altro buco nella finanza pubblica».
Dall’altra parte, la Liguria si dice a posto con la legge già varata. «Ci
riteniamo a posto ” dice l’assessore Franco Orsi ” avendo esercitato le facoltà
indicate dalla Corte». Nella legge ligure ci sono, in effetti, proprio quei
paletti indicati dalla Consulta, come il limite delle nuove volumetrie sanabili
ridotto da 750 a 450 metri cubi per unità.
A posto dovrebbe essere anche la Puglia, mentre un altro snodo sul gettito
importante sarà il Lazio, considerando che è l’unica Regioni di centro-destra
ad aver presentato ricorso alla Consulta, ma anche che a Roma sono state già
presentate 25mila domande di sanatoria. L’orientamento attuale sembra quello di
una sanatoria comunque meno ampia di quella statale.
Fonte:
www.ilsole24ore.com


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