La Lega Italiana per il Divorzio
di Pancrazio Caponetto – La Lega Italiana per l’istituzione del divorzio nacque nel 1966 per iniziativa della sezione romana del Partito Radicale con l’obiettivo di coordinare i movimenti d’opinione favorevoli al divorzio e di superare la concezione anacronistica e coercitiva del matrimonio e della famiglia. Da un volantino dell’epoca della LID, leggiamo che la questione divorzio veniva considerata “una questione sociale fra le più importanti del nostro paese”. “Da vent’anni – prosegue il testo- le forze politiche e le assemblee legislative hanno ignorato questo imperativo. Si è giunti a una situazione scandalosa e intollerabile provata dalla esistenza di oltre cinque milioni di fuorilegge del matrimonio.”
Ma se le forze politiche avevano ignorato la questione ( il deputato poi senatore socialista Luigi Renato Sansone presentò per due volte un progetto di legge per l’istituzione del divorzio, progetto mai discusso né in commissione né in aula ), i movimenti divorzisti in Italia avevano una lunga storia. Nel 1946 la Prefettura di Napoli segnala la presenza di un Movimento politico pro divorzio e si profila quel lungo scontro con la Chiesa cattolica che ha caratterizzato la storia dei movimenti divorzisti. Sappiamo, infatti, dalla stessa fonte, che dal pulpito i parroci stigmatizzavano il movimento considerandolo contrario alla morale cristiana.
Nel 1958 nacque a Torino il Movimento Indipendente divorzista che presentò una sua lista alle elezioni politiche avendo in programma la netta separazione tra Stato laico e Chiesa cattolica. Nel primo congresso del Movimento si individuava una continuità tra fascismo e repubblica. L’indissolubilità del matrimonio, infatti, costituiva una limitazione dei diritti dell’uomo, voluta dal regime fascista e mantenuta dai partiti dopo la liberazione.
In questa lunga storia non mancarono i periodici che si collocarono con forza nel fronte divorzista. Fra questi segnaliamo il “Don Basilio”, periodico anticericale, “settimanale satirico contro le parrocchie di ogni colore”. Il peridico, attivo tra il 1945 e il 1950, combatté un’accesa battaglia anticlericale e antidemocristiana sulle orme dell ‘”Asino”, rivista di satira politica pubblicata tra fine Ottocento e primo Novecento. Il “Don Basilio” suscitò le ire del Vaticano che scomunicò i redattori e i diffusori della rivista.
Tornando alla LID, Domenico Letizia, autore di uno studio sul tema, ha sostenuto che essa fu un esempio molto interessante perché poco frequentemente nella storia italiana si era vista un’associazione politica nata per conseguire un obiettivo specifico e limitato, destinata poi a sciogliersi una volta raggiunto il traguardo. Essa, inoltre, era aperta a tutti i cittadini interessati alla battaglia divorzista, indipententemente dalla loro appartenenza politica.
La LID si diffuse velocemente in tutta Italia a testimonianza che i tempi erano maturi per un salto di qualità della battaglia divorzista. Compiti della LID furono il lavoro di pressione sulla classe dirigente e l’informazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica.Opinione che veniva raggiunta attraverso le diffusione di alcuni fogli stampati : “Battaglia divorzista”, ” Il divorzista”, “Notizie LID” . I fogli venivano inviati alle sedi dei giornali che frequentemente li ignoravano, soprattutto nei primi anni, e agli indirizzi di cittadini raccolti durante manifestazioni pubbliche. Segretario nazionale della LID fu il leader radicale Marco Pannella. Fu suo il merito, ricorda Letizia , se il problema del divorzio passò dal piano del dibattito culturale, al centro di un vero scontro politico determinando alleanze e schieramenti.
Alla fine del 1965 e all’inizio del 1966, il peso dei radicali nella politica italiana era ancora molto scarso. Nel 1965 il partito poteva contare solo su un centinaio di iscritti con un bilancio di otto milioni raccolti con l’autofinanziamento.
Un aiuto alla battaglia divorzista venne dal settimanale ABC. Si trattava di un settimanale popolare molto diffuso negli anni ’60 e caratterizzato da un indirizzo anticonformista e anticlericale. Fu fondato nel 1960 da Gaetano Baldacci e diretto da Silvio Biscaro. Il redattore più attivo nella lotta divorzista fu Enzo Sàbato. Tra articoli di costume e foto di di donne poco vestite, trovavano spazio articoli di esponenti della LID e interventi di illustri politici e intellettuali: Ugo La Malfa, Eugenio Montale, Indro Montanelli, Alberto Moravia.
Il 9 e 10 dicembre 1967 si tenne il primo congresso della LID. In quell’occasione vi fu una forma di protesta non-violenta mai registrata in Italia: un aeroplano lanciò su Piazza San Pietro volantini con slogan divorzisti. L’episodio è la conferma di quanto ha sostenuto Domenico Letizia nel suo studio sulla LID e cioé che la LID oltre ad essere un contenitore transpartitico, inaugurò una svolta creativa e libertaria nella lotta per il divorzio.
Al congresso della LID erano presenti esponenti di tutti i partiti favorevoli al divorzio: Baslini ( promotore insieme al socialista Loris Fortuna della proposta che diverrà poi legge sul divorzio ) per il PLI; Guidi per il PCI; Gatto per il PRI; Spadaccia per i Radicali. Adesioni di spicco anche dal mondo della cultura: Carlo Levi, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Natalia Ginzburg.
Il progetto di presentare liste divorziste alle elezioni del ’68 venne accantonato, mentre si ribadì il fermo appoggio alla proposta di legge sul divorzio che Loris Fortuna aveva elaborato, anche attraverso il sostegno ai candidati dei diversi partiti laici che si impegnavano nella lotta divorzista.
Intanto la proposta di legge sul divorzio che Loris Fortuna aveva presentato nel giugno 1968, si era arenata in Parlamento a causa di una crisi di governo. Nell’agosto dello stesso anno nasce un nuovo esecutivo: un monocolore democristiano guidato da Mariano Rumor che nel discorso di insediamento non fa alcun cenno alla questione divorzio.
Tuttavia nonostante un iter travagliato ( ostruzionismo della DC con centinaia di deputati iscritti a parlare ) la legge Fortuna venne approvata alla Camera nel novembre del 1969 accompagnata dall’entusiasmo dei divorzisti e dalle accuse del mondo cattolico. L’Osservatore Romano, infatti, scrisse che la Camera aveva tradito gli impegni assunti con lo Stato con l’Art. 34 del Concordato.
Passata al Senato, dopo l’approvazione alla camera, la legge fu oggetto di nuovi attacchi e spuntò tra i deputati democristiani l’ipotesi di sottoporla a refrendum abrogativo. Nel dicembre ’69, infatti, il gruppo DC alla Camera chiese che venisse attuata la normativa prevista dalla Costituzione per l’attuazione dei referendum abrogativi. Come ha scritto Domenico Letizia: ” Dopo aver disatteso per vent’anni il dettato costituzionale la DC volle la nuova legge applicativa dell’istituto referendario al fine di abrogare una legge innovativa e moderna. “
Il Senato approvò la legge nell’ottobre 1970, ma fu necessario un nuovo passaggio alla Camera perché i testo era stato emendato. In particolare erano stati introdotti l’obbligo del tentativo di conciliazione e l’innalzamento da cinque a sette anni del periodo di separazione tra i coniugi. Le modifiche rendevano più difficile usufruire del divorzio, ma nonostante ciò la Camera approvò definitivamente la legge nella notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre 1970.
Forte di questa vittoria e pronta ad affrontare la nuova battaglia (il referendum sul divorzio), la LID tenne il suo secondo congresso tra il 4 e il 5 dicembre 1971. Il documento finale fissava tre punti. Primo: difesa della legge Fortuna-Baslini. Secondo: sviluppo immediato di una battaglia contro il referendum abrogativo del divorzio. Terzo: Rifiuto del progetto Carettoni. Quest’ultima era una senatrice indipendente di sinistra che aveva presentato una proposta di legge per riformare in senso restrittivo la legge sul divorzio al fine di impedire lo svolgimento del referendum.
L’anno dopo la Corte costituzionale ritenne ammissibile la richiesta di referendum popolare avanzata dal fronte cattolico-conservatore, per abrogare la legge sul divorzio. Il voto venne fissato per il 12 e 13 maggio 1974.
La LID tenne diverse manifestazioni nel corso della campagna referendaria. Tra queste spicca quella di Torino del marzo 1974, con interventi di Loris Fortuna, Mauro Mellini per il Partito Radicale, ed altri esponenti della sinistra laica. Nel corso della manifestazione il Partito Radicale annunciò che avrebbe iniziato la raccolta di firme su un pacchetto di quesiti referendari: contro il concordato, contro i tribunali militari, contro il monopolio televisivo, contro le leggi repressive sulla stampa, per l’abrogazione delle norme fasciste nel codice penale, per l’abrogazione del reato di aborto.
Il referendum del 1974 vide la vittoria del fronte divorzista col 59,1% dei voti. La battaglia decennale della LID giungeva a compimento e il Corriere della Sera del 14 maggio 1974 titolava: “La democrazia si rafforza”.
” Sul terreno politico-sociale – ha scritto Domenico Letizia – l’esito del referendum aveva decretato un effetto destabilizzante del sistema assestando un durissimo colpo alla centralità della DC…Analizzato politologicamente sanciva la prima vera concretizzazione parlamentare di quei processi avviati dai movimenti collettivi e di base del’68.”
Possiamo dire che con le battaglie della LID e la vittoria referendaria si apriva una stagione di nuove lotte che di lì a breve la società italiana avrebbe conosciuto: obiezione di coscienza, aborto, parità giuridica tra uomo e donna.
Quella della LID fu “una piccola rivoluzione” ha ricordato Gianfranco Spadaccia esponente radicale e protagonista delle battaglie divorziste. ” Un popolo di fuorilegge del matrimonio, – ha scritto Spadaccia nel suo Il Partito Radicale – condannato alla illegalità e alla clandestinità, si ribellava rompendo le proprie condizioni di silenzio e di solitudine, usciva allo scoperto, reclamava i propri diritti e quelli del proprio convivente e dei propri figli. Anticipavano il Sessantotto e sarebbero stati di esempio a molti. “



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