Obama: i ricchi paghino più tasse

Primo discorso, prima mossa, primo assaggio del secondo mandato di Barack Obama: i ricchi paghino più tasse, facciano uno sforzo per l’economia e per il paese. “E’ arrivato il momento di tornare al lavoro, c’è molto da fare”, ha detto il rieletto presidente alla Casa Bianca. E il mandato che ha ricevuto dagli elettori è chiaro: “hanno votato per l’azione, non per la solita politica”. Promette di parlare con i leader del Congresso, dà appuntamento alla Casa Bianca per la prossima settimana ai democratici e anche ai repubblicani che detengono la maggioranza alla Camera. Ma il messaggio è chiaro, e provocherà una battaglia pesante.

La ricetta del presidente contro il deficit passa per “la riduzione delle spese combinate a ricavi”, ossia le entrate fiscali. “Ciò significa chiedere ai più ricchi di pagare più tasse”, ha proseguito Obama, ricordando che “è quanto fatto negli anni ’90 quando Bill Clinton era presidente. Questa è la strategia per ridurre il deficit e allo stesso tempo per fare gli investimenti necessari per costruire una classe media e un’economia forti”.

Obama si è chiamato in causa dicendo che non chiederà alle famiglie della classe media o agli studenti di pagare di più “mentre alle persone come me che guadagnano oltre 250.000 dollari (all’anno, ndr) non viene chiesto di pagare di più in tasse”. Tema, quest’ultimo, dibattuto a lungo nel corso della campagna elettorale, ha insistito Obama, e su cui “la maggioranza degli americani si è trovata d’accordo” come dimostrato martedì dall’esito delle elezioni. Obama ha fatto così riferimento ai “democratici, agli elettori indipendenti e ai tanti repubblicani in tutto il Paese, così come agli economisti indipendenti e agli esperti di bilanci statali”.

Il piano messo a punto da Obama, e sul quale si è detto aperto a un compromesso, prevede una riduzione del deficit da 4.000 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. “Mi rifiuto di accettare qualsiasi approccio che non sia bilanciato”, ha precisato.

Obama ha aggiunto che l’economia è ancora in una fase di ripresa dalla pesante recessione e che, dunque, “la nostra priorità non può che essere centrata su occupazione e crescita”.

Obama non ha mancato di rivolgersi direttamente a tutti gli statunitensi ricordando che a causa del rischio del ‘fiscal cliff’ (l’insieme dato dai benefici fiscali in scadenza voluti dal suo predecessore, George W. Bush, e dal congiunto taglio alle spese), “se il Congresso non trova un accordo generale sulla riduzione del deficit entro fine anno, per tutti le tasse aumenteranno automaticamente a partire dal primo gennaio, incluso il 98% degli americani che guadagnano meno di 250.000 dollari all’anno. Questo non ha alcun senso. Sarebbe una cosa negativa per l’economia e colpirebbe le famiglie che stanno già facendo fatica per arrivare alla fine del mese”. E sfoderando una penna, Obama ha detto di essere “pronto a firmare una legge, adesso”.

“Il presidente americano Barack Obama eserciterà il diritto di veto sull’estensione dei tagli fiscali per i più ricchi” ha detto poi il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, sottolineando che la Camera dovrebbe approvare lo stesso testo che ha già ricevuto il via libera del Senato per evitare il fiscal cliff.


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