Le Adr societarie sfidano gli avvocati
La conciliazione societaria apre nuove scenari per
i professionisti e tra questi, in prima battuta, per gli avvocati. I regolamenti
ministeriali di attuazione degli articoli 38 e 39 del decreto legislativo n.5/2003
non prevedono limiti alla possibilità per gli ordini forensi, professionisti
del foro, studi legali e società tra professionisti di proporsi come organismi
di conciliazione. Gli avvocati singoli infatti una volta formati in centri
accreditati, potranno conciliare, mentre studi legali e società tra
professionisti possono organizzare il servizio anche a fini di business fissando
le relative tariffe. Inoltre, il regolamento conferisce una patente di idoneità
ai legali (o altri professionisti) iscritti da 15 anni negli albi forensi.
Dunque, la strada è aperta a condizione che gli avvocati non solo si propongano
come conciliatori ma sappiano indirizzare anche i loro clienti verso la
conciliazione assistendoli davanti a un mediatore. E forse è questa la sfida
più ardua per i professionisti del foro. Consiglio nazionale forense e Aiga
hanno già iniziato un percorso siglando un’ intesa con Unioncamere per far si’
che i conciliatori siano scelti nell’ambito di un particolare elenco tenuto
degli ordini. Il sistema non è ancora decollato. Tuttavia è a questo risultato
che mira il Consiglio nazionale forense. ´Intanto bisogna sfatare il pregiudizio
che i legali non siano disposti ad accettare questa sfida. Le Adr sono un
mercato professionale di cui non ci si puo’ privarè, dice Guido Alpa,
presidente Cnf. ´La previsione di tariffe anche per le conciliazioni societaria
non pregiudica introiti’. A questo punto, il Cnf è in campo per dare supporto
ai professionisti: ´Intanto con un programma culturale, a partire dalla
presentazione di una pubblicazione curata insieme a Remo Danovi che censisce
tutte le modalità e i regolamenti di Adr oggi ammessi’.
L’Oua, che ha stilato una nota di commento agli schemi di
regolamento che invierà al ministero, mette le mani avanti. ´Bisogna prevedere
limiti alla partecipazione di società di capitali negli organismi di
conciliazione e ai professori universitari, cosi’ come limitare ai
professionisti, ai magistrati in quiescenza e ai professori universitari,
comunque adeguatamente formati, le categorie di soggetti che possono essere
conciliatori’, spiega Michelina Grillo, presidente Oua. E a questo punto il
dibattito è aperto, visto che i regolamenti hanno, al contrario, lasciato campo
aperto sia sugli enti di conciliazione che sui conciliatori.
Tanto che per Leonardo D’Urso, amministratore delegato di Adr
center, per adesso unico organismo privato dedicato esclusivamente alla
conciliazione, i problemi sono da un’altra parte: ´ I regolamenti sono un grande
passo avanti. L’unica perplessità riguarda la non esclusività degli organismi
di conciliazione che potrebbe creare conflitti di interessi laddove siano
costituiti presso studi legali’.
Fuori concorso, per cosi’ dire, le camere di commercio che hanno
ottenuto una iscrizione di diritto nel registro. ´L’istituzione del registro dei
centri pubblici e privati che intendano gestire procedure di conciliazione in
materia di contratti è una previsione che darà maggior solidità all’intero
sistema e offrirà ulteriori garanzie di efficienza e serietà al
cittadino-utente, sia esso impresa o consumatorè, commenta Giuseppe Tripoli,
segretario generale di Unioncamere. ´Le domande di conciliazione, infatti, sono
in crescita progressiva da tempo: nel 2003 sono raddoppiate rispetto al 2002 e
già nei primi mesi del 2004 alcune Camere hanno ricevuto il doppio delle
richieste rispetto allo scorso anno’.
Sul versante delle imprese l’aspettativa è alta. ´Finora abbiamo
registrato in Italia una certa resistenza quando abbiamo proposto ai nostri
fornitori la conciliazione come strumento di composizione delle controversiè,
dice Michael McIlwrath, responsabile dell’ufficio legale di General Eletric
Nuovo Pignone, che sottolinea che in linea generale conciliare è una strategia
dell’azienda tanto che al suo interno organizza corsi di tecnica della
negoziazione delle dispute indirizzati ai capi commesse.
A livello di gruppo, sottolinea McIlwrath, i risparmi intesi come
costi evitati (per arbitrati oppure per cause giudiziarie) sono superiori ai
10milioni dollari ogni due anni.
Fonte:
www.italiaoggi.it


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