Ammissibili le testimonianze dei parenti – CASSAZIONE CIVILE, Sentenza Sezione III
Bollette del telefono troppo salate? L”alibi’ offerto da un
parente le puo’ fare cancellare. Lo ha sancito la Corte di Cassazione che ha
dato ragione ad un signore di Bergamo, A. B. che si era rifiutato di pagare alla
Telecom le bollette relative al quarto e quinto trimestre del ’96 perchè non
corrispondenti, a suo dire, alle chiamate effettuate. Per il Tribunale le somme
insolute dovevano essere pagate poichè gli alibi forniti dai parenti non
potevano essere accettati in quanto ”di partè’. Per la Suprema Corte invece
”la circostanza che i soggetti siano parenti e/o commensali rimane
un’affermazione oggettiva priva di intrinseco significato rispetto alla
valutazione della credibilità o meno delle loro dichiarazioni, siccome il
rivestire tali qualifiche è circostanza di per sè neutra rispetto al giudizio
relativo al contenuto delle testimonianzà’. Anzi, aver negato la testimonianza
dei parenti, chiarisce piazza Cavour, ha rappresentato un ‘vulnus’
dell’inviolabile diritto di difesa. A mettere in allarme l’utente, una
telefonata intercontinentale contabilizzata con 1.000 scatti, a suo dire mai
effettuata. Per questo A. B. aveva chiesto al giudice di sentire la
testimonianza dei commensali presenti a casa sua nel giorno in cui gli era stata
addebitata la telefonata ‘fiumè. Ad avviso del tribunale, pero’, i parenti
erano ”incapaci di testimoniarè’ in quanto le testimonianze sarebbero state
‘di partè. Di diverso avviso la Terza sezione civile della Cassazione che sulla
inattendibilità dei familiari ha ritenuto che negare infatti all’utente di
avvalersi della loro testimonianza lo renderebbe ”completamente disarmato, con
conseguente ‘vulnus’ del suo inviolabile diritto di difesà’.



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