L’annuale Rapporto dell’Eurispes. Giustizia al collasso in “un Paese senza progetto”

La Giustizia
italiana è al collasso in un Paese disorientato e senza progetti. E’ questa la
fotografia drammatica tratteggiata dal Rapporto 2005 dell’Eurispes
(considerazioni generali qui leggibili nei documenti correlati). Una situazione
quella del pianeta giustizia apocalittica le cui ragioni vanno ricercate nella
sua scarsa efficienza e, soprattutto, nell’eccessiva durata dei processi. E
quando poi il legislatore interviene per tentare di arginare l’emergenza quello
che ottiene è un esito del tutto inadeguato. Si è cercato di risolvere il
problema dei giudizi pendenti attribuendo competenze penali al giudice di pace
"con un risultato – si legge nel rapporto – semplicemente disastroso". Che, non
è un magistrato togato, ma un giudice onorario che non ha superato nessun
concorso pubblico, al quale, di fatto, viene attribuita una funzione cosi’
determinante quale quella di giudicare se un essere umano è colpevole o
innocente. Del resto strumenti validi, per ridurre il carico pendente, ci sono
basterebbe attuare pienamente il principio di sussidiarietà. Secondo il quale,
si ricorre al processo penale solo qualora gli strumenti di natura civile e
amministrativa risultino del tutto insufficienti. Ma il legislatore, purtroppo,
non è ancora riuscito a recepirlo.
Un’occasione mancata, invece, quella della Riforma dell’Ordinamento giudiziario.
"Per mezzo della riforma – si legge nel rapporto – si poteva e si doveva far
molto per iniziare ad alleviare le sofferenze della giustizia penale". Al
contrario, il risultato è stata una lenta erosione dei poteri del Consiglio
superiore della magistratura e un macchinoso sistema di concorso per le carriere
dei magistrati. Che non separa, ma rende più complicato il passaggio dalla
funzione giudicante a quella requirente. Quello che accadrà, secondo l’Eurispes,
è che i togati maggiormente preparati faranno carriera mentre gli altri quelli
"più scarsi" rimarranno ad occuparsi dei processi di primo grado, ossia della
fase più importante del giudizio, quella dibattimentale.
Politica. Il rapporto 2005 non "salva" neanche la politica italiana e la
definisce "a zapping" per la "tendenza alla spettacolarizzazione" e per i
contenuti che "si avvicendano a ritmo serrato per ridestare o deviare
l’attenzione del pubblico da questioni autenticamente politiche". Ma questa
caratteristica non genera fiducia nelle istituzioni: secondo i dati relativi al
2004 e del trend registrato nel primo periodo del 2005, il 70 per cento dei
cittadini, contro il 51,7 per cento del 2004, è scettico sulla capacità del
Governo di risanare i conti pubblici. Inoltre, il 67 per cento degli
intervistati nel 2005, contro il 51,7 per cento del 2004, non ha fiducia nella
possibilità di un’equa riforma fiscale e il 68,4 per cento non crede che il
Governo possa combattere la disoccupazione.
Federalismo. "Sul federalismo – ha sostenuto il presidente dell’Eurispes, Gian
Maria Fara – la mia sensazione è che la nostra classe politica sia impegnata a
costruire, smontare e rimontare, cambiando ogni giorno figura. Io non ho ancora
capito cosa dovremo fare da grandi ma abbiamo comunque calcolato che il costo
del federalismo sarà di 30-40 miliardi di euro l’anno". Gli italiani, invece,
rimangono piuttosto distanti dal dibattito e solo il 14, 7 per cento degli
intervistati dichiara di seguirlo con molta attenzione. E a tutto cio’ si
aggiungono anche le difficoltà in cui si trovano gli enti locali per l’aumento
delle funzioni. Un incremento che, invece, non è stato compensato da un aumento
delle risorse, piuttosto da un taglio dei trasferimenti statali alle Pa locali,
che sono stati ridotti complessivamente di circa 400 milioni di euro. A farne le
spese saranno i cittadini che vedranno aumentare drasticamente l’imposizione a
livello locale. (cri.cap)

www.dirittoegiustizia.

Commento all'articolo

You May Have Missed