Per i pentiti calo fisiologico, arrivano nuovi programmi
Al 31 dicembre
2004 risultano protetti 970 collaboratori di giustizia con 3.053 familiari e 71
testimoni con 219 familiari. Questi gli ultimi dati della Commissione centrale
per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione,
presieduta dal sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano. Dall’8 ottobre
2001, data in cui la Commissione ha iniziato la sua attività, ci sono state 438
ammissioni al sistema (66 testimoni e 372 collaboratori di giustizia). Le
capitalizzazioni, cioè il reinserimento sociolavorativo dei pentiti, sono state
736, in aumento rispetto al passato. Cio’, rileva, la Commissione, ha diversi
effetti positivi: il raggiungimento di un obiettivo posto dalla legge,
costituito dalla restituzione ai collaboratori e testimoni di una vita normale,
reinseriti in un tessuto sociale nuovo; lo sgravio per l’amministrazione
pubblica degli ingenti oneri connessi alla tutela e assistenza di queste
persone.
Nel complesso, la popolazione protetta, dall’8 ottobre 2001 al 31 dicembre 2004
è calata da 5.152 a 4.313. Ma cio’, sottolinea la Commissione, non è
indicativo di una diminuzione delle collaborazioni, «ma dimostra i risultati
positivi dell’impegno profuso dalla Commissione per incentivare il reinserimento
sociolavorativo».
E per pentiti e testimoni di giustizia arrivano anche regole più chiare e
stringenti per il loro ingresso nel programma di tutela. E anche obblighi
precisi da rispettare per evitare la revoca delle misure. A prevederli sono i
nuovi modelli del contratto di protezione adottati dalla Commissione centrale
sui programmi di protezione, presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano.
Se in precedenza le regole per collaboratori e testimoni di giustizia erano
vaghe, spesso avvolte nel mistero e variabili da caso a caso, ora sono scritte
nero su bianco e valide per tutti, con l’obiettivo della massima trasparenza. I
nuovi contratti saranno d’ora in poi sottoposti alla sottoscrizione dei
testimoni e dei collaboratori di giustizia che entreranno per la prima volta nei
programmi di protezione, ma anche a coloro che già ne usufruiscono.
I collaboratori di giustizia secondo quanto stabilisce il nuovo modello, hanno
cosi’ l’obbligo di specificare nel dettaglio tutti i beni posseduti o
controllati, direttamente o per interposta persona e, subito dopo l’ammissione
alle speciali misure di protezione, sono tenuti a versare il denaro frutto di
attività illecite. Tra gli altri obblighi, ci sono quelli di «evitare il
ritorno nella sede di provenienza senza l’autorizzazione del Servizio centrale
di protezione» e di «accettare il trasferimento in altra località protetta,
disposto per motivi di sicurezza». La durata del programma di protezione è di
24 mesi. (Il Sole 24 Ore)


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