Le Camere penali ribadiscono il loro “no” all’Oua

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Dopo la conferenza di
Napoli, Randazzo chiarisce la posizione dei penalisti. Grillo: le differenze
ideologiche non dovrebbero ostacolare temi importanti come il nostro futuro

All’indomani dalla IV Conferenza dell’avvocatura svoltasi a Napoli lo scorso
fine settimana, i penalisti ribadiscono la loro posizione rispetto all’Organismo
unitario dell’avvocatura. Sul sito dei penalisti, infatti, dopo la richiesta di
maggiori informazioni circa i rapporti tra le due rappresentanze da parte del
forum interno, è leggibile una ripubblicazione della direttiva del Consiglio
delle Camere penali dell’8 settembre 1997, con la quale i penalisti si
dichiaravano contrari alla struttura dell’Oua denunciandone l’illegittimità.
"Un concetto che abbiamo ribadito in ogni altra successiva occasione" ha
illustrato il presidente dell’Unione camere penali italiane, Ettore Randazzo.
Concetto appunto ripetuto in occasione del congresso straordinario del 2001,
vale a dire quattro anni fa, per questo, ha spiegato ancora il presidente
Randazzo, l’argomento verrà inserito all’ordine del giorno del congresso di
Napoli (20 e 22 maggio prossimi). "La nostra posizione congressuale è chiara –
ha spiegato ancora Randazzo – le delibere sono chiare e forti; non c’è stata da
parte loro una modifica nel senso da noi auspicata. Non siamo disposti a far
parte di un’avvocatura di organi che non sono elettivi; noi verremmo inglobati
in un contenitore dove si deciderà anche per noi, dove le nostre decisioni
verrebbero azzerate dai numeri". "Non ci piace – ha continuato il presidente
Ucpi – la loro organizzazione statutaria e noi non possiamo rinunciare alla
nostra specificità; ogni tanto abbiamo avuto aperture che pero’ non sono state
tradotte nel concreto". Sull’argomento l’ultima pronuncia si è verificata nel
2001, "per questo ho creduto opportuno reinserire all’ordine del giorno del
prossimo congresso, dove decideremo anche modifiche statutarie, questo
argomento. La nostra posizione fino a questo momento è stata ragionata e non
elitaria". Certo è, ha concluso Randazzo che questo "non rappresenta il nostro
problema numero uno, non ci stracciamo le vesti se non si riesce a trovare un
accordo con l’avvocatura".
Dal canto suo, il presidente dell’Oua, Michelina Grillo, reduce dall’esperienza
di Napoli (vedi tra gli arretrati del 19 aprile), auspica che "indipendentemente
dalle diversità sulle forme di rappresentanza, quando si discute di temi
importanti come la riforma dell’ordinamento forense, le Camere penali non
dovrebbero essere di ostacolo alla discussione e ai lavori". "Possiamo essere
distanti sull’idea della rappresentanza, ma in questa occasione, l’Oua era
semplicemente l’organizzatore di un incontro voluto per discutere del nostro
futuro, e le differenze ideologiche non dovrebbero ostacolare un lavoro simile".
Le Camere penali erano state invitate all’appuntamento, ma avevano anche
declinato, il tutto attraverso telefonate e lettere – molto cordiali –
intercorse tra i due presidenti. Le Camere penali "sono state l’unico soggetto
non presente a Napoli – ha concluso Grillo – e questo dovrebbe far riflettere,
ma la mia non è una critica, solo un’opinione personale".
Molto critica sull’incontro di Napoli anche l’Associazione nazionale praticanti
e avvocati che con un comunicato diffuso ieri ha chiesto al Cnf e alla Cassa
forense di sciogliere l’Oua al fine di ritrovare l’unità interna della classe
forense. "L’Oua a Napoli ha potuto deliberare proposte a senso unico contro i
giovani – si legge nel comunicato – quali la necessità di evitare un accesso
indiscriminato e dequalificante alla pratica, di dare il via ad un percorso
formativo auspicato come un tunnel a senso unico, di degradare il patrocinio
legale alla mera sostituzione del proprio dominus, di limitare la validità
temporale del certificato di compiuta pratica ai fini dell’esame di
abilitazione".L’Anpa quindi chiede anche di prendere atto che l’Oua non è
riconosciuto dagli avvocati penalisti "che i praticanti ed i giovani avvocati
trovano confliggenti con le proprie aspettative un organismo che sono obbligati,
loro malgrado, a finanziare e che l’Oua non riesce a mobilitare la base
dell’avvocatura". Questi i motivi per i quali l’Anpa chiede "agli unici due
organismi istituzionali forensi da essi riconosciuti, ovvero il Consiglio
nazionale forense e la Cassa forense di dare il via ad una fase costituente che
porti all’immediata eutanasia dell’Oua e quindi alla possibile convergenza su
programmi e strutture rappresentative davvero condivise da tutti". (p.a.)

 


Fonte:
www.dirittoegiustizia.it

 

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