Referendum, niente quorum: alle urne solo il 25,9% degli elettori
Roma, 13 giu.
(Adnkronos/Ign) – Niente quorum per il referendum sulla fecondazione assistita.
La consultazione popolare per modificare la legge 40, infatti, non ha raggiunto
la soglia della validità corrispondente al 50% più uno degli aventi diritto.
Secondo i dati diffusi dal Viminale la percentuale si è attestata per tutti e
quattro i quesiti al 25,9%, nelle 110 province interessate. Una vittoria per il
fronte dell’astensione che, contrario alle modifiche e sulla scia dell’appello
del presidente dei vescovi italiani Camillo Ruini, ha da mesi
invitato gli italiani a non andare a votare per far fallire il referendum. Ma
sicuramente anche una sconfitta dello strumento, visto che dal ’95 i referendum
non riescono a raggiungere il quorum. Proprio Ruini è stato tra i primi a
commentare l’esito della consultazione nel corso del Tg1. E ha detto ”Non
avevo fatto previsioni, comunque il risultato è andato al di là di quello che
era presumibilè’. Il presidente della Cei respinge l’idea che l’astensione al
referendum sulla fecondazione sia una sua vittoria. ”E’ un’espressione
sbagliata. Io -spiega- non ho combattuto per vincere, non ho vinto. Ho cercato
soltanto di fare il mio
dovere di vescovo e di ascoltare la mia coscienza di uomo, di cristiano, di
cittadino”.
Non commenta la bocciatura del referendum il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi. ”Non sono intervenuto – dice il premier – nel
dibattito e nel voto per il referendum. Ho taciuto per non dividere il Paese su
un problema di coscienza e non voglio fare commenti neppure ora, dopo che gli
elettori hanno dimostrato anche stavolta di saper giudicare in maniera
indipendentè’. ”L’Italia – aggiunge – ha bisogno di unità ed è inutile far
finire sempre tutto in politicà’.
Invita all’analisi del voto il leader dell’Unione, Romano Prodi:
”Dobbiamo fare una riflessione generale sull’istituto del referendum”. Il
Professore pero’ ribadisce la scelta del voto e dice: ”un uomo pubblico, che è
impegnato in politica, quando viene chiamato a votare ritengo che debba andare
a votarè’. Comunque ha spiegato ”nessuno ora puo’ trarre conseguenze
politichè’.
Soddisfazione esprime invece il segretario dell’Udc, Marco Follini.
Che parla di risultato ”positivo di buon senso e moderato”. Spiegando che
quello sul referendum ”non era e non è uno scontro tra civiltà”. A chi gli
chiede se l’esito referendario puo’ aprire uno scontro politico nella Cdl, ed
in particolare in An, il segretario dell’Udc replica: ”Oggi non è il giorno
dei coltelli”.
”Ha vinto il Parlamento! – dice il ministro Carlo Giovanardi
– Grazie al popolo italiano, cattolici e laici, che hanno confermato una legge
dello Stato”.
Dall’altro fronte i radicali ammettono la sconfitta. ”Abbiamo perso e abbiamo
perso pesantemente – ha detto il segretario Daniele Capezzone
– Si tratta di un voto che resterà nella storia per qualche decennio, andando
ben al di là delle cronache politiche di giornata. E per questo, occorre
prepararsi ad una riflessione critica severa, anche spietata, per capire cosa
sia davvero successo nel profondo della società italianà’. Malgrado il quorum
non sia stato neppure avvicinato, Piero Fassino preannuncia che
la battaglia per modificare la legge 40 proseguirà in Parlamento. Il
segretario dei Ds ha definito l’esito della consultazione ”non
soddisfacentè’. ”E’ prevalsa, in una larga parte dell’elettorato, l’idea che
la materia fosse troppo complessa e difficile e che, quindi, fosse meglio non
pronunciarsi direttamentè’. Una convinzione ”rafforzata da una campagna
astensionista che -secondo il leader della Quercia- ha puntato più sul non
pronunciamento che sul no alla leggè’. Anche il segretario di Rifondazione
comunista Fausto Bertinotti invita ad una seria
riflessione davanti alla ”sconfitta cocentè’. ”E’ una sconfitta che brucia e
che deve farci interrogare sulla distanza che oggi c’è tra il mondo reale e la
politica con le sue divisioni e le sue crisi”.
Mentre mette l’accento sulla mancata vittoria delle ”motivazioni liberali”
dello Stato, il vicepresidente della Camera Alfredo Biondi
(Fi). ”E’ una sconfitta delle intepretazioni e delle motivazioni di carattere
liberale dei rapporti tra Stato e chiesa, della interpretazione che io do ai
diritti”.
”Non hanno vinto i No, quindi il Parlamento non ha le mani legate, diversi i
progetti già presentati alle Camere. Non ci nascondiamo il carattere deludente
di questo risultato”, con queste parole Lanfranco Turci, del Comitato promotore
dei referendum sulla procreazione assistita dà inizio ad
una conferenza stampa estemporanea con i numerosi giornalisti presenti nella
sede di Via del Gesù. ”Ci aspettavamo un dato migliore, anche se sapevamo che
il quorum era un traguardo difficile da raggiungere -osservano- Sappiamo pero’
di avere sensibilizzato l’opinione pubblica più attenta e informata. E non
siamo pentiti. Non siamo assolutamente pentiti di aver promosso dei referendum
che hanno comunque coinvolto milioni di donne e di uomini e che hanno aperto un
dibattito su temi centrali per il futuro”
Delusione anche dal fronte degli scienziati schierati per il si’. ”Il
risultato del referendum sulla fecondazione è una grande sconfitta per la
ricerca scientificà’: commenta Fernando Aiuti, immunologo
dell’università ‘La Sapienzà di Roma. ”Si impedisce – afferma Aiuti – la libertà
della ricerca e addirittura la si blocca quando è finalizzata a guarire
terribili malattie che colpiscono l’umanità.


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