Terrorismo, assolti in Appello islamici prosciolti da gup Forleo
Milano, 28 nov. Sono
stati assolti dall’accusa di terrorismo internazionale i tre islamici già
prosciolti dal gup Clementina Forleo. Dopo quasi 6 ore di camera di consiglio,
la corte d’Assise d’Appello presieduta da Santo Belfiore ha assolto da tutti i
reati, compresi quelli ‘satelliti’, Mohamed Daki, ed ha riconosciuto agli altri
due imputati, Toumi Ali’ e Bouyahia Maher, solo i reati di associazione a
delinquere, ricettazione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina,
condannandoli a tre anni di reclusione.
”Sono contento e devo ringraziare il gup Clementina Forleo e questi giudici
d’Appello” è stato il commento a caldo di Daki, la cui vicenda nei mesi
scorsi era stata al centro di una polemica che ha visto contrapporre la politica
alla magistratura milanese. Il marocchino ha lanciato pero’ anche un atto
d’accusa: ”Sono stato interrogato per due volte nell’ufficio del pm Stefano
Dambruoso da agenti americani senza la possibilità di avere vicino il mio
difensore, senza un verbale alla finè’. A denunciare un episodio analogo anche
il difensore di Toumi Ali’ Ben Sassi che dopo la sentenza è esploso: ”Adesso
posso raccontare tutto”.
Chiede di approfondire la questione Niccolo’ Ghedini, di Forza Italia.
”Premetto che non conosco molto sulla vicenda – afferma l’esponente azzurro
all’Adnkronos – in ogni caso in casi eccezionali i colloqui investigativi senza
difensore sono possibili, anche se a me non piacciono, perchè la presenza del
difensore è una garanzia sia per l’indagato che per lo Stato, affinchè si
abbia la certezza che le procedure siano state seguite correttamente.
L’ordinamento poi non consente che i colloqui investigativi siano condotti da
agenti stranieri, a meno che non ci sia un accordo tra le autorità italiane e
quelle stranierè’.
”In questa vicenda quindi ci sono due aspetti da chiarire: in primo luogo se
ricorrevano quei requisiti di eccezionalità tali da consentire colloqui
investigativi; e, se questi sono stati condotti da agenti stranieri, se c’era
un accordo con le autorità italiane. E’ un episodio che va approfondito –
conclude Ghedini – a garanzia dei diritti individuali, della difesa e
costituzionali”.
”Sconcertato dell’esito della sentenzà’ il ministro per le Riforme, Roberto
Calderoli, secondo il quale ”le motivazioni con cui si richiedevano condanne
dai 6 ai 10 anni risultavano estremamente precise e fondatè’. Per l’esponente
del Carroccio ”il rito ambrosiano ha colpito ancora: non c’è che da
attendere, purtroppo, il ricorso in Cassazione, che mi auguro la Procura vorrà
presentare immediatamente, per far si’ che il giudizio venga espresso in una
città diversa rispetto a Milano”.


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